Sardos: assemblea costitutiva e laboratori

Manifesto dell’assemblea

#Sardosnonèunpartito, così esordisce il comunicato pubblicato su Facebook nella pagina Sardos. “Le persone dell’isola di Sardegna non si sentono più degnamente rappresentate: parlo di #politica e di #futuro.

Meglio affermare che in larga parte non si sentono rappresentate. Ma attenzione, perché anche le tante persone che hanno potuto avere qualche favore da un politico o da un importante dirigente, foss’anche il favore di un prezioso e raro posto di lavoro “accompagnato”…, non si sentono rappresentate.
Perché la #rappresentanza è un valore assoluto e tra i più preziosi: delego perché mi fido e sono sicuro per la sua lealtà la sua competenza, la sua reputazione.
Il rappresentante politico ha una missione enorme ma tutto sommato semplice: deve raggiungere l’interesse generale e deve impegnarsi per uno stato di benessere diffuso e non particolare.
Deve respingere qualsiasi compromesso che sia lesivo del popolo che lo ha delegato.
Deve superare qualsiasi tentazione che vada ad intaccare l’interesse del suo #popolo e della sua gente. Il compromesso più alto che può raggiungere?
Solo quello di dare la possibilità a chi danneggia la #Sardegna di scappare in fretta e per sempre o di restare da noi ma in galera. In solitudine è difficile superare la diffidenza e le diffidenze ma insieme, con il cuore l’anima e la giusta determinazione, si può fare.
Non è semplice: è importante partecipare e far sentire sulle spalle di chi raccoglie questa sfida la leale e severa fiducia. #Sardos nasce per questo: per rimettere nella terra sarda una speranza senza chi – questa speranza – l’ha già tradita.”

Il progetto sarà presentato domenica 8 ottobre, alle 9.45 al centro servizi Losa, Abbasanta. L’incontro vedrà l’assemblea costitutiva e la formazione dei laboratori, in cui si discuterà di Turismo‎, di Trasporti interni e continuità, di Agroindustria, di Ambiente‎, Cultura, istruzione e lingua‎, di Zootecnia e ricerca‎, di Spopolamento e federalismo interno‎, di Sanità‎ e di Zona Franca e fiscalità di vantaggio‎.

Chi vuole può ancora iscriversi, compilando il questionario online del link 

DASS: A FENOSU CON IL RAMO MILITARE DELL’AIRBUS?

“Avevamo promesso che avremmo smentito Giacomo Cao e così è stato”.

Domenica 4 giugno il Comitato No Basi – Oristano ha presentato il dossier sul Distretto Aerospaziale della Sardegna elaborato dai ragazzi e le ragazze del Comitato Studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna, in cui vengono messi in luce i rapporti tra industria militare e DASS.

Riportiamo di seguito il succo delle argomentazioni svolte domenica e infine delle interessanti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Nurjana Technologies su Fenosu dell’estate 2016.

Dire che il DASS non ha alcun rapporto con l’industria e la ricerca militare, come ha fatto Cao il 21 aprile sulle pagine di Oristano della Nuova Sardegna, è assurdo. Ecco le parole di Cao: “I nostri soci e i nostri progetti per 230milioni di euro si svolgono esclusivamente a fini civili”. Iniziamo dai soci: il dossier mette in evidenza come “Aermatica Spa, Avio Spa, Centro Sviluppo Materiali, Intecs Spa, Nurjana Technologies Srl, Poema Srl, Vitrociset Spa siano tutte a vario titolo coinvolte nell’industria dello sviluppo di sistemi d’arma, chi producendo componentistica il cui utilizzo finale può essere utilizzato indifferentemente in ambito civile e militare, chi mediante l’offerta di servizi informatici per la gestione delle complesse tecnologie elettroniche integrate nei sistemi d’arma stessi, chi direttamente mediante l’assemblaggio e la produzione di sistemi d’arma completi. Sebbene il DASS non sia attualmente direttamente coinvolto nei progetti legati al settore difesa di queste aziende, la contiguità e lo scambio di competenze rimangono ovvi, e l’utilizzo finale dei prodotti della ricerca, d’altra parte, rimane nemmeno troppo occulto, in particolare per quel che riguarda lo sviluppo dei droni e dei sistemi di tracciamento satellitare (le cui finalità militari sono di per sé evidenti)”.

Veniamo ora ai progetti di ricerca:

I razzi VEGA

Si tratta di un vettore europeo per il lancio di piccoli satelliti che ha avuto fondamentali momenti di sviluppo proprio nell’area del Poligono di Quirra. “In particolare al PISQ sono stati svolti i test a terra per il secondo e terzo stadio del lanciatore VEGA, nel 2005 e nel 2008. Il mancato utilizzo successivo delle rampe del PISQ nelle sperimentazioni del VEGA è dovuto al sequestro dell’area nel corso dell’inchiesta intentata dalla procura di Lanusei per disastro ambientale. Queste attività sono infatti fortemente impattanti dal punto di vista ambientale, come evidenziato dalla lettera aperta pubblicata il 15/09/2015 dal professore del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e firmata da diversi ricercatori e docenti universitari impegnati come consulenti scientifici sulla questione PISQ, in occasione della ventilata ipotesi di un trasferimento della sperimentazione del VEGA nell’area industriale di Porto Torres (la lettera è disponibile in internet e ne consigliamo la lettura al link: http://ilmanifesto.info/storia/non-riprovateci/)”.
I razzi VEGA sono stati utilizzati inoltre dalla Aeronautica Militare Turca per lanciare in orbita il satellite militare Gokturk-1 “equipaggiato con un sensore ottico in grado di generare immagini ad alta risoluzione da qualsiasi luogo della terra per usi sia militari che civili”. Non è difficile immaginare l’utilizzo di questo satellite nel contesto della guerra interna contro l’opposizione curda nel sud-est della Turchia e nel contesto del conflitto siriano. Siamo qui nel nocciolo dell’ipocrisia sottesa alla nozione di dual use, fingere che tutte le azioni di supporto logistico, produzione, sorveglianza, ricognizione, siano distinte dal contesto della distruzione bellica e delle vittime umane che produce”.

Droni

Recita il dossier a questo proposito: “Venendo alle operazioni in cui è già coinvolto direttamente il DASS, recentemente è stato stabilito un accordo con la Piaggio Aero Industries, per validare l’utilizzo del drone MALE Hammerhead P-1HH come veicolo postale. Questo drone è descritto così sul sito internet a lui dedicato dal costruttore: <<Il P1HH HammerHead è adatto per un vasto raggio di missioni ISR (Intelligence Surveillance Reconnaissance), di Difesa e Sicurezza, e definisce una flessibilità nei ruoli di missione insuperata e fissa una nuova frontiera di Concetto di Operazione per la Difesa>>; nelle intenzioni dell’azienda il P-1HH dovrebbe entrare in concorrenza con il Predator americano, comunemente usato nei teatri di guerra. Attualmente ne sono stati venduti 8 esemplari agli Emirati Arabi Uniti, paese attualmente impegnato in campagne belliche in Libia, Siria e Yemen (e in una vasta campagna di armamento), che dal 2014 controlla Piaggio Aero Industries mediante la sua società Mubadala Development Company. Questo drone è stato testato al PISQ per tutti gli ultimi mesi del 2016 in esercitazioni a fuoco, come è indicato molto chiaramente nel Programma addestrativo del PISQ fornito alle autorità regionali il 4 maggio del 2016, la validazione per uso postale è un puro e semplice specchietto per le allodole, al più servirà ad allargare il mercato per un prodotto la cui finalità prioritaria è chiaramente militare, ed è probabilmente solo un tentativo disperato di aiutare la Piaggio Aero Industries ad uscire dalla crisi nera in cui l’ha gettata proprio la svolta militarista sancita dallo sviluppo del P-1HH, con il risultato invidiabile di 132 dipendenti in cassa integrazione, un piano industriale che da mesi non si riesce ad approvare e bilanci in passivo, da anni, per decine di milioni di euro.”

Tante altre sono le questioni che affronta il dossier, ma questa è solo un’anticipazione che punta a dimostrare come le affermazioni di Cao siano completamente slegate dalla realtà, tutte le altre saranno disponibili quando avverrà la pubblicazione del dossier.

Il PISQ

Cao sulla Nuova del 21 aprile nega che il DASS punti ad acquisire la gestione del Poligono di Quirra ed in effetti qua va sottolineato che è la Regione, e non il DASS, a far trasparire in numerosi passaggi questa volontà. La strategia politica della RAS sulla questione dell’occupazione militare della Sardegna punta alla progressiva riduzione delle aree di Capo Frasca e di Capo Teulada e nell’utilizzo del PISQ come centro per lo sviluppo dell’industria aerospaziale. Ora, questo implica chiaramente il coinvolgimento da protagonista del DASS, di cui fra l’altro la Regione è socia attraverso la partecipazione di CRS4 e Sardegna Ricerche. Questo spiega anche perché Raffaele Paci abbia svolto assemblee in ogni paese del Sarrabus per promuovere il Distretto Aerospaziale. Ciò che noi contestiamo è che l’aerospaziale sia una vera riqualificazione per Quirra: in realtà viene presentato con una nuova etichetta ciò che si è sempre fatto nel PISQ.

FENOSU E AIRBUS DEFENCE AND SPACE

Infine il lavoro di ricerca dei ragazzi e delle ragazze del Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna ha permesso di trovare un documento del DASS dove si parla di Fenosu. Si tratta della brochure di presentazione del DASS (http://www.dassardegna.eu/wp-
content/uploads/2017/05/Brochure_DASS_29-05-2017.pdf). A pagina 26 viene riportato un articolo del 7 luglio 2016 dell’edizione cagliaritana della Nuova Sardegna, in cui viene presentato con grande clamore un accordo riguardo lo sviluppo di un sistema di localizzazione definito Sistema Inerziale, fra il Distretto Aerospaziale e la società Airbus Defence and Space, ossia il ramo militare di Airbus. Il Sistema Inerziale fondamentalmente serve a individuare con grande precisione la posizione di un velivolo in qualsiasi momento, laddove il GPS ha invece necessità della copertura satellitare: è qualcosa che già si applica alle navi e ai veicoli terrestri, ma che nel campo aeronautico ha bisogno di ulteriori studi. Sicuramente una volta sviluppato può essere applicato a tutti i tipi di velivoli, compresi quelli militari, nonché ai missili. E i dubbi sul rapporto tra questo progetto e l’industria militare diventano insostenibili quando appunto entra in gioco la Airbus Defence and Space che produce soprattutto aerei militari. Fenosu è citato non nelle dichiarazioni di Cao, ma in quelle di Pietro Andronico, amministratore delegato di Nurjana Technologies, (che insieme ad Aeronike e DASS costituisce il raggruppamento temporaneo di imprese che ha acquistato la SOGEAOR), con un passato in Vitrociset e con esperienza nel ramo della tecnologia e ricerca militare come facilmente visibile dal suo profilo Linkedn. Andronico dichiara: “l’ipotesi è quella di appoggiarsi agli aeroporti di Fenosu e di Tortolì. Questo Cao si è dimenticato di dirlo nelle dichiarazioni alla Nuova del 21 aprile scorso – non sappiamo perché – ma in ogni caso questo piccolo accenno è presente nella brochure del DASS aggiornata al 29 maggio scorso il che ci lascia pensare che il progetto sia ancora in piedi e che l’acquisto della SOGEAOR sia avvenuto in vista di questo obiettivo, vista anche la coincidenza temporale. Purtroppo cosa ci sia in questo accordo fra Airbus Defence and Space e DASS non possiamo saperlo, si tratta di una scrittura fra società di diritto privato, ma ci sia permesso di esprimere qualche dubbio. Se c’è di mezzo Airbus Defence and Space è evidente come la realizzazione di questo sistema inerziale verrà applicata anche agli aerei militari: perché altrimenti avrebbe dovuto investire il ramo militare di Airbus e non quello civile? E allora Cao, se vuole convincerci, deve mostrare l’accordo con Airbus e dimostrare che non ci sarà alcuna implicazione militare; inoltre continuiamo a chiederci quale sarà la ricaduta occupazione e in generale economica sul territorio oristanese con progetti di questo tipo e anche qua vorremmo vedere delle risposte da parte di Cao e degli enti pubblici coinvolti nella svendita della SOGEAOR.

Comitato No Basi – Oristano

Oristano: attenti ai finti indipendentisti!

di Davide Pinna (Furia Rossa)

Le elezioni comunali di Oristano purtroppo non vedono la partecipazione di alcuno schieramento indipendentista, e ci sarebbe qui da aprire tutto un discorso sulla necessità di unirsi e di passare dalle amministrazioni comunali per costruire spazi di governo indipendentista e iniziare a mostrare che l’indipendentismo può governare e può farlo meglio dei partiti italiani. Tuttavia una formazione che si definisce indipendentista concorre: in queste poche righe punto a dimostrare non solo come tale formazione non sia indipendentista, ma sia addirittura in continuità con le logiche di governo coloniale che hanno affossato piccole città come Oristano negli ultimi sessant’anni; parlo del Partito dei Sardi.

Se volessimo provare a tratteggiare la cronistoria della presenza PdS a Oristano, incontreremmo molte difficoltà. In effetti questa formazione non ha mai partecipato alla vita politica della città di Eleonora, non ha mai preso parola sulle questioni che in questi anni hanno animato il dibattito pubblico locale, come il futuro dell’aeroporto di Fenosu, l’uscita da Abbanoa, il progetto del golf nella pineta di Torregrande o la centrale termodinamica di San Quirico. Per verificare questa affermazione basta fare una ricerca nell’archivio della testata online Linkoristano, abbastanza costante nella pubblicazione di interventi e comunicati politici: la stringa di ricerca “Partito dei Sardi” non produce alcun risultato degno di nota.

Tuttavia, il PdS, pur non avendo preso parte alla vita pubblica di Oristano, è presente da molto in città e più precisamente è presente negli uffici di Via Carducci, quelli dove ha sede la Asl n. 5. Che la nomina dei dirigenti delle Asl avvenga per quote e lottizzazioni non è fatto nuovo, né ha una rilevanza giuridica, dato che lo spoil system non costituisce reato; certamente si potrebbe discutere sull’opportunità morale di questo sistema, ma meglio rinviare ad altra sede la discussione. Se ci si attiene ai fatti, gli ultimi due direttori generali della ASL n. 5 sono Mariano Meloni e Maria Giovanna Porcu, entrambi di Macomer, proprio come Paolo Maninchedda. Macomer è una città di 10 mila abitanti (distretto della Asl di Nuoro) e non necessariamente i suoi abitanti si conoscono tutti, però basta una rapida ricerca sul web per capire che Maninchedda, Meloni e Porcu si conoscono e che le nomine di primo piano della Asl oristanese sono in quota proprio all’assessore ai Lavori Pubblici. Le polemiche fra l’altro non sono mancate, come quando la minoranza del consiglio comunale di Macomer (il sindaco Antonio Succo è del Partito dei Sardi) denunciò pubblicamente il fatto che su 100 lavoratori interinali impiegati nella Asl di Oristano, 30 erano di Macomer, chiedendo all’assessorato alla Sanità, ai manager delle Asl e agli esponenti del PdS di chiarire in base a quali criteri di priorità e professionalità venissero fatte le assunzioni (https://www.bentos.it/la-asl-di-oristano-il-partito-dei-sardi-gli-ex-tessili-e-i-veleni-della-politica-macomerese/). Ribadisco che non ci sono aspetti giuridici che voglio mettere in evidenza, la questione è puramente politica: il Partito dei Sardi è entrato a Oristano non dalla porta principale, ma dalla finestra sul retro. Ha costruito il proprio consenso sulla base di vecchie logiche, che guarda caso sono proprio le stesse che hanno affossato piccole città come Oristano dal dopoguerra. Per chi vorrebbe presentarsi con il biglietto da visita dell’indipendentismo moderno e del partito dell’amore, non sono cose di poco conto.

Ma poi questo indipendentismo esiste? Il PdS si presenta in coalizione con l’UDC e con la lista civica del consigliere comunale Salvatore Ledda. Non risulta ad oggi che i vertici locali dell’UDC o Ledda abbiano mai professato il loro indipendentismo; non può neanche valere il discorso del non-dipendentismo perché l’UDC è un partito italiano e il discorso credo si possa interrompere qui senza bisogno di altre argomentazioni. Questa non è peraltro l’unica incompatibilità fra Maninchedda e i suoi alleati: Ledda e Giuliano Uras (il candidato sindaco UDC della scorsa tornata elettorale) sono stati tra i principali fautori del referendum consultivo per l’uscita da Abbanoa che si è svolto a Oristano qualche mese fa. Questo referendum era poco più che una recita propagandistica, ma tuttavia come possono Ledda e Uras dopo tante parole contro il gestore unico dell’acqua accordarsi con l’assessore che ha la delega per Abbanoa e che tante volte la ha difesa?

Fino a poche settimane fa il PdS era in trattativa con il centrosinistra., ma la fine la scelta è ricaduta sulla coalizione di centro che evidentemente offriva condizioni politiche migliori e che mette insieme due candidati sindaco della scorsa tornata elettorale i cui voti, sommati, rappresentano il 46% delle preferenze. Se indipendentismo significa occupare i posti di potere, scendendo a compromessi con qualsiasi forza politica a seconda delle esigenze e della geografia elettorale, allora il PdS è indipendentista, ma credo che la parola del vocabolario più adatta a definire questi comportamenti sia opportunismo.

Polìtica

Dibattiamo per scrivere il Manifesto della scuola sarda – Pro s’Alternativa Natzionale

Nella foto i relatori della conferenza

Sabato 1 aprile, a Oristano, alle ore 10,30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si è tenuta una conferenza stampa che ha visto impegnati tutti i movimenti che aderiscono all’area di sintesi politica Pro s’alternativa Natzionale, nella quale è stato presentato ai vari organi di stampa il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Il Manifesto “Pro s’iscola sarda” è articolato in una serie di punti che riassumono il cuore della proposta. L’obiettivo principale è quello di restituire la dignità identitaria alla scuola sarda, privata totalmente dell’insegnamento della storia e della lingua sarda, sottoposta a una progressiva italianizzazione della didattica. Viviamo una situazione dove gli studenti non si riconoscono più in quanto facenti parte a tutti gli effetti del popolo sardo e ne ignorano non solo la storia e la lingua, ma anche gli accadimenti sociali, economici e politici. Tale fenomeno si sta tristemente evolvendo nell’abbandono delle giovani risorse della propria terra, per trovare prospettive lavorative altrove. Per questo ed altri motivi è più che mai necessario che le realtà politiche indipendentiste, il complesso scolastico tutto e il popolo si adoperino affinché si possa dare una forte battuta d’arresto a un tale salasso. Sono previsti dal Manifesto corsi gratuiti che formino in prima istanza i docenti, l’istituzione di due corsi di laurea nelle Università sarde in Lingua e Letteratura sarda, una graduatoria natzionale che riguardi insegnanti bilingue che abbiano almeno il livello B1 in lingua sarda; istituzione di poli universitari autonomi sparsi per i vari territori della Sardegna, che esaltino le peculiarità del luogo e ne incrementino la crescita culturale  e socio-economica. Queste sono solo  alcune delle tante proposte che compongono il programma del progetto portato ufficialmente all’attenzione dei media. Pro s’alternativa Natzionale si dice aperta a confronti e dibattiti per una scrittura concertata con tutti i sardi e i movimenti del Manifesto “Pro s’Iscola sarda”.

Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu, ha introdotto la conferenza menzionando l’incontro tenutosi al Liceo Scientifico di Olbia, dove ricopre anche il ruolo di insegnante, il 31 marzo, in collaborazione con l’associazione “Storia Sarda nella scuola italiana”, dove si è appunto parlato di scuola sarda. Dice il portavoce: «A scuola si deve poter parlare di tutto, ovviamente rispettando i crismi della democrazia collegiale, della didattica e della pedagogia». Dopo questo incipit, Sabino ha proseguito nel suo discorso asserendo che: «La scuola non è un luogo politico ma abbiamo un fatto oggettivo: la scuola, in Sardegna, non è sarda ed è orientata a far andare i ragazzi fuori dall’isola. La scuola sarda, che appunto non è sarda, forma dei giovani che non sanno niente della storia del loro territorio, ma non solo in termini culturali, che già di per sé costituisce un fatto gravissimo, ma anche in ambito produttivo e della possibilità economica». È stato anche criticato aspramente dal portavoce del FIU, sia il progetto di alternanza scuola-lavoro, nome ridondante sulla carta, ma assolutamente privo di contenuti, che il progetto regionale “Iscola”, che: «di sardo ha soltanto il nome, perché questo progetto non prevede alcun utilizzo delle competenze per cui la regione ha investito risorse pubbliche nella scuola». Sabino ha concluso il suo intervento enunciando quelli che sono gli obiettivi del progetto: «Noi abbiamo proposto una serie di punti che siano preludio di un cambiamento di paradigma. Questo manifesto è una bozza, la nostra proposta ed è aperta a tutte le organizzazioni che ancora non hanno aderito alla Mesa Natzionale, agli intellettuali, ai docenti, agli studenti e alla società sarda tutta. Tali battaglie, si vincono creando massa».

Il secondo intervento è stato della coordinatrice di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, che in prima battuta ha aperto il suo discorso con una posizione di denuncia sull’iniqua situazione in cui verte la cultura sarda. Dice infatti la Zuncheddu: «L’identità ci è stata cancellata con la sepoltura della nostra storia. Oggi più che mai abbiamo bisogno di rispolverare e riproporre al popolo sardo, la necessità dell’istituzione di una scuola che si occupi, ad ampio raggio, di tutti i bisogni che ha una società con le sue peculiarità come quella sarda. Oggi, tra l’altro assistiamo alla tragedia della devastazione della scuola pubblica, causata dell’alternarsi dei governi di diverso tipo in Italia, per la quale anche la Sardegna ha avuto ripercussioni. Come conseguenza di tale condizione, si è registrato un arretramento di quaranta, cinquant’anni». Un impoverimento culturale e una mancanza di prospettive che, secondo la Zuncheddu, stanno portando al gravoso problema dello spopolamento dei territori. Bisognerebbe prendere maggior consapevolezza della propria identità, per avviare la risoluzione della questione. In particolare, la Zuncheddu tira le somme dicendo che: «Avvertiamo la necessità di arrivare a un’autodeterminazione e questo passa esclusivamente attraverso dei processi culturali che vedano la riappropriazione della nostra gente e della propria identità. Oggi noi possiamo fronteggiare la globalizzazione mondiale solo con le nostre diversità, valorizzandole come ricchezza e non come motivo di discriminazione. Quindi proponendo con forza l’istituzione della scuola sarda che formi i nostri giovani e li renda consci della propria storia e della propria cultura, vogliamo avviare un processo di riappropriazione delle nostre radici – conclude la coordinatrice – che portino ad un processo di avanzamento e non all’arretramento».

È intervenuto poi Gianfranco Sollai, presidente di Gentes, che in calce a quanto detto dai precedenti relatori, ha sostenuto: «l’importanza di conoscere la nostra storia, di studiare la nostra lingua, perché sapere chi siamo ci rende consci delle diversità che il popolo sardo ha nei confronti dell’Italia e, pertanto, abbiamo delle peculiarità che appartengono solo a noi. Mi chiedo – si è domandato Sollai – quale sia il problema esistenziale che abbiamo, perché ci sentiamo inferiori e addirittura, perché ci vergogniamo di parlare in sardo, la cui non conoscenza è ritenuta talvolta un vanto». La scuola, secondo il presidente di Gentes, dovrebbe essere il luogo di formazione della persona e ciò lo si potrà ottenere soltanto quando il nostro spirito identitario sarà messo sullo stesso piano degli altri, di modo che si possa avviare un confronto su “un piano di reciproca parità”. In definitiva, ha concluso Sollai: «Questo è il modo di far venire meno quegli ostacoli, perché possa crearsi lo sviluppo economico e sociale in Sardegna, come dalle altri parti. Dobbiamo imparare a confrontarci con gli altri, e questo ce lo devono garantire le istituzioni, la scuola per prima, perché essa, rimane il luogo di formazione per eccellenza, oltre alla famiglia e alla società stessa».

Sullo stesso filone è rimasto Bustianu Cumpostu, coordinatore di Sardigna Natzione, che ha anzitempo affermato: «In Sardegna, attualmente, non esiste il diritto allo studio. Come possiamo dire di avere diritto allo studio in Sardegna quando la scuola che penetra qui, lo fa per destrutturare la cultura sarda?». Secondo Cumpostu quindi, la scuola è attualmente un’istituzione senza scopo, senza didattica e diretta verso la completa assimilazione alla cultura italiana. Prosegue il coordinatore di Sardigna Natzione: «Una scuola questa, che ha impedito ai nostri ragazzi, di interpretare la realtà del popolo sardo tanto che, spesso, tendono a identificarsi non con le proprie radici, ma ad esempio con il popolo romano, che è stato un conquistatore. Ci vuole quindi una scuola che parli ad esempio dei Nuraghes e non del Colosseo. Per evitare ciò – ha riferito Cumpostu – c’è bisogno di una scuola che formi gli insegnanti, affinché siano in grado di affrontare l’esperienza dell’insegnamento della cultura sarda. Quello che noi proponiamo – in conclusione – è quello di considerare requisito formativo, la conoscenza della storia e della lingua sarda che, attualmente, sono totalmente ignorati. Nostra intenzione è rivoluzionare questo sistema, che al momento non ha nessun scopo didattico, ma di destrutturazione, ad opera della classe politica italiana».

In chiusura, sono intervenuti anche Sebastian Madau, presidente di ProgRèS, che ha voluto dare il suo contributo, in qualità di insegnante, presentando al pubblico presente il progetto che la sua scuola porterà a compimento il 28 aprile, durante la festa di “Sa die de sa Sardigna” e Gianluca Collu, segretario del medesimo partito. Dice infatti Madau: «In questa battaglia dobbiamo coinvolgere, oltre le forze politiche, anche i genitori. Il mio è un appello ai genitori che devono iscrivere i figli alle prime classi, a partire dalla scuola d’infanzia, dalla scuola primaria, perché c’è la possibilità di chiedere, come previsto dalla legge 482 e la 26 regionale, l’insegnamento in sardo. Insegno all’istituto comprensivo di Santu Lussurgiu e quest’anno, per la prima volta, il 28 aprile per “Sa die de sa Sardigna” la scuola rimarrà aperta, è stata una scelta del consiglio di istituto, quindi dirigente, insegnanti e genitori, perché ci siamo resi conto che dal ‘93, ossia l’anno di istituzione della festa, chiudere la scuola non ha portato a conoscerne bene la storia. Quindi questo è esperimento – conclude il presidente di ProgRèS – che vedrà l’apertura della scuola, in quel giorno, con le lezioni naturalmente indirizzate allo studio della storia della Sardegna e in particolare ai fatti di “Sa die”. Speriamo che questa esperienza sia contagiosa anche per altri istituti scolastici, perché crediamo che anche da questi piccoli gesti, possa partire una riappropriazione della nostra identità e della nostra storia».

L’intervento di Collu, fatto a sessione chiusa, è stato una sintesi di ciò che si è detto durante la conferenza stampa, e ha spiegato quali saranno i punti di forza della proposta: «La Sardegna registra livelli di abbandono scolastico tra i più alti in Europa, solo il 17% dei sardi raggiunge la laurea, ben lontani dall’obiettivo “Europa 2020”. Riteniamo che buona parte delle cause di tali problemi non siano imputabili alle scarse capacità dei nostri ragazzi, ma a un sistema formativo  che ha sistematicamente cancellato o mistificato gli elementi storici, culturali e linguistici della nostra nazione, in cui gli studenti sardi potevano riconoscersi e identificarsi in termini positivi. Per tali ragioni è fondamentale istituire una scuola sarda. Una scuola sarda che non si limiti semplicemente a insegnare la lingua o la storia dell’isola, ma che la didattica stessa sia impartita in lingua sarda».

Testo del Manifesto “Pro s’Iscola Sarda” al:
https://www.facebook.com/notes/pro-salternativa-natzionale/manifestu-pro-siscola-sarda/405747076453159

“Pro s’iscola sarda”: Pro s’Alternativa Natzionale

Locandina della conferenza stampa

Domani, sabato 1 aprile a Oristano, alle ore 10:30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si terrà una conferenza stampa congiunta dei movimenti che aderiscono allo spazio di sintesi politica Pro s’Alternativa Natzionale dove verrà presentato ai media il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Un documento condiviso per sostenere, uniti, la istituzione di una scuola sarda, che garantisca l’apprendimento e la conoscenza della nostra storia, della nostra lingua, della nostra cultura e delle condizioni sociali, economiche e politiche della nostra isola. Perché il compito principale della scuola pubblica, deve essere quello di formare i futuri cittadini della Sardegna come individui consapevoli e non come esseri alienati e sradicati dalla loro terra e dalle loro radici.

Alla conferenza stampa interverranno i rappresentanti delle organizzazioni politiche che aderiscono allo spazio politico Pro s’Alternativa Natzionale: Gianfranco Sollai (presidente di Gentes), Gianluca Collu (segretario di Progetu Repùblica de Sardigna), Cristiano Sabino (portavoce del Fronte Indipendentista Unidu), Bustianu Cumpostu (coordinatore di Sardigna Natzione), Claudia Zuncheddu (coordinatrice di Sardigna Libera).