Ospedali occupati: è rivolta!

 

Il faro della sanità di La Maddalena simbolo della protesta e dell’occupazione dell’ospedale Paolo Merlo

«L’assessore Paci intervistato, sulla situazione della sanità dall’Unione Sarda lo scorso 23 settembre, esprimeva la sua felicità per “aver gestito un enorme rientro di costi senza imporre ticket. Quanto ai servizi, non è la mia competenza: forse serve tempo perché ci sia l’adeguata percezione dell’importanza della riforma”.

Evidentemente non la pensano così le decine di comitati in Sardegna stanno occupando gli ospedali in dismissione e promuovendo azioni di lotta, né il soggetto-progetto Caminera Noa che dallo scorso giugno ha sollevato la questione del finanziamento pubblico al privato denunciando in particolare l’operazione Mater Olbia, né la Rete Sarda per la sanità Pubblica che instancabilmente denuncia la dismissione ospedaliera dell’isola e ha convocato una manifestazione a Cagliari prevista per il prossimo 25 ottobre.

La mobilitazione chiamata dalla Rete sarda difesa sanità pubblica del prossimo 25 ottobre

Intanto si inasprisce la resistenza delle comunità agli scippi della sanità pubblica sui territori. A La Maddalena, dopo la riuscita manifestazione congiunta di Caminera Noa e del Comitato cittadino in difesa del Paolo Merlo, un nutrito e motivato gruppo di cittadini, armato di striscioni e bandiere sarde, ha occupato in pianta stabile l’ospedale.

L’occupazione è iniziata venerdì 5 ottobre con un blitz improvviso dopo una decisione lampo presa in giornata. I promotori sono stati subito affiancati da una gara di solidarietà da parte di chi non può fare i turni. «L’esperienza è bellissima – dice Emanuela Cauli, esponente del Comitato – ci stiamo stringendo tutti intorno al nostro ospedale. Abbiamo messo bandiere dei quattro mori ovunque perché siamo sardi anche noi e in questo senso va l’azione simbolo della torre faro alta dieci metri che accendiamo tutte le notti rivolta verso la Sardegna: una rivolta che parte da nord e che si riferisce a tutta la Sardegna. Ricordiamo gli ospedali di Ghilarza e Isili occupati anche loro e probabilmente se ne uniranno a noi. L’obiettivo è occupare fino a quando Arru e Moirano, la dottoressa Virdis dell’ATS di Olbia non verranno a sentire i disagi e le difficoltà enormi che stiamo affrontando per poterci curare. Con i tempi delle liste non si possono fare liste vitali e stiamo facendo collette comunitarie per permettere ai pazienti di fare visite private a Sassari. C’è gente che ha bisogno di interventi e non può fare l’elettrocardiogramma propedeutico perché le liste di attesa dell’ospedale sono troppo lunghe. Stamattina siamo stati richiamati dalla direzione sanitaria dell’ospedale perché secondo loro stiamo intaccando la privacy dei pazienti dell’ospedale ma non è vero perché i pazienti si siedono con noi per difendere il presidio. Per cui la nostra risposta è stata chiara: siamo qui e non ce ne andremo e soprattutto non vogliamo salvare il salvabile, vogliamo tutti i servizi che ci hanno tolto. Abbiamo capito che l’obiettivo è ridurre il nostro ospedale a una guardia medica che non copre neppure le 24 ore, bensì 12 ore. L’obiettivo è chiudere tutti gli ospedali e accentrare tutto nei grandi ospedali, anche in quelli privati come il Mater che, anche a detta degli operatori interessati, è una concausa della morte della sanità pubblica a monte dei tagli sconsiderati senza giudizio e senza umanità.

Abbiamo fortunatamente l’appoggio dell’amministrazione e abbiamo l’intenzione di andare avanti e di fare azioni sempre più forti. Abbiamo l’appoggio anche di molti professori che stanno portando le classi al presidio per spiegare cosa stiamo facendo nell’ambito di una applicata azione di educazione civica.

Dulcis in fundo  la chiesa dove gli occupanti riposavano nelle ore notturne è stata chiusa per volontà della direzione sanitaria, nonostante l’opposizione dei parroci solidali con il presidio.

La Maddalena in piazza per difendere la sanità pubblica

Dopo aver scoperchiato il vaso di pandora del Mater Olbia con la mobilitazione dello scorso giugno, il nuovo soggetto-progetto politico Caminera Noa ritorna in piazza – questa volta affiancato dal Comitato Cittadino in difesa del Paolo Merlo di La Maddalena – per rilanciare la lotta generale in nome della sanità pubblica, contro ogni strategia di privatizzazione e per denunciare gli accordi militari tra Difesa italiana e la petro-monarchia del Qatar previsti proprio a La Maddalena. Caminera Noa lo scorso giugno attirò su di sé una serie di attacchi a mezzo stampa da parte di diverse forze politiche, dal PD al Forza Italia al Psdaz alla segreteria provinciale della CGIL ma tenne botta e scomodò perfino l’assessore Arru in una polemica pubblica.

Oggi la lotta viene rilanciata ripartendo da uno dei territori più sacrificati dalla demolizione della sanità pubblica e assume i contorni di una mobilitazione ben più ampia della base di attivisti del soggetto politico, vista la partecipazione nell’organizzazione del Comitato cittadino e l’adesione di molti cittadini di La Maddalena impegnati nell’associazionismo e persino del sindaco Luca Carlo Montella che dalla sua pagina fb annuncia la sua presenza: “Non c’è manifestazione pacifica in difesa del nostro Ospedale alla quale saremo assenti. Il 22 settembre alle 11 al Paolo Merlo NOI CI SAREMO!”. Le adesioni social sono davvero tante e gli attivisti del comitato hanno diffuso sia in rete, sia materialmente, il volantino congiunto con Caminera Noa rendendo nota anche la collaborazione della tipografia Rossi che si è resa così disponibile a sostenere questa battaglia in difesa della comunità.

Inoltre da una recente nota diramata dal Comitato cittadino si apprende che parteciperà all’evento anche l’ex consigliera regionale Claudia Zuncheddu il cui impegno in difesa della sanità pubblica è notorio e riconosciuto da tutti:

La Manifestazione a cui parteciperanno tutti i comitati aderenti alla Rete Sarda per la Sanità, con i loro portavoce, tra cui Claudia Zuncheddu, da sempre in prima linea contro lo sfascio causato da questa riforma intende unire non solo simbolicamente la nostra Sardegna, da Nord a Sud, nello spirito che dovrebbe contraddistinguere il nostro popolo, e cioè l’unione e la partecipazione democratica alla vita sociale e collettiva.

La mobilitazione incassa anche il sostegno della tavola sarda contro l’occupazione militare A Foras che, dal campeggio di Tertenia, lancia una convinta adesione alla mobilitazione:

A FORAS IN DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA

Adesione alla manifestazione in difesa del Paolo Merlo 
Sabato 22 settembre 2018 ore 11 La Maddalena

A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna è un’assemblea aperta e inclusiva che lotta per il blocco delle esercitazioni, la completa dismissione dei poligoni, il risarcimento delle popolazioni da parte di chi ha inquinato e la bonifica dei territori compromessi.

A Foras coerentemente con i principi su cui basa le sue lotte legate anche alla tutela della salute pubblica e dei territori in cui la stessa viene minata direttamente o indirettamente con politiche scellerate di impoverimento delle strutture sanitarie – proprio nei territori dove sono più evidenti anche i danni fisici sulle popolazioni che hanno ospitato e/o ospitano ancora dal 1956 strutture militari italiane e Nato, in cui si svolgono esercitazioni e formazione di militari finalizzate alla Guerra e all’occupazione militare – aderisce alla manifestazione del 22 Settembre a La Maddalena chiamata da Caminera Noa e il Comitato Cittadino in difesa dell’Ospedale “Paolo Merlo”.

Scendiamo in strada dunque in difesa delle strutture della Sanità Pubblica di tutta la Sardegna, chiuse o impoverite non solo nei finanziamenti, ma anche nei servizi ai cittadini, da una riforma sanitaria regionale volute dalla Giunta Regionale, che non solo a tale proposito ha fatto “tagli”enormi: investe nella sanità privata come il Mater Olbia del Qatar e sigla l’accordo tra Qatar, Ministero della Difesa e Regione Sardegna – che prevede che soldati del Qatar si formeranno e si eserciteranno nella scuola sottufficiali «Domenico Bastianini» di La Maddalena da gennaio 2019.
Non solo, è di questi giorni la notizia che per la fine di settembre dovrebbero arrivare un centinaio di militari provenienti dalla Libia. Per loro è stata appositamente ristrutturata una capiente palazzina. Con lo Stato nordafricano c’è un accordo formativo-militare relativo a corsi concernenti l’attività di guardia costiera.
Per la fine dell’anno o gli inizi del 2019 dovrebbero giungere anche, sempre per frequentare i corsi di Mariscuola, militari del Kuwait.
Insomma siamo di fronte all’ennesima palesazione della continua militarizzazione dell’Isola col tacito e meschino appoggio della Regione Sardegna.

L’appuntamento è per sabato 22 settembre  alle  ore 11:00, sopra il parcheggio “Opera Pia” davanti al Paolo Melo. Non di secondaria importanza è che il volantino è interamente in maddalenino.

Di seguito il comunicato congiunto di lancio della manifestazione e il link dell’evento social che lo sponsorizza:

La sanità pubblica è un bene comune che va tutelato anche impedendo progetti di speculazione privata che la danneggino. Nonostante si faccia di tutto per evitare di associare la realizzazione del Mater Olbia al ridimensionamento della rete ospedaliera pubblica di La Maddalena, tutta la Gallura e di tutta la Sardegna, la verità è facilmente dimostrabile e tutta contenuta nelle diverse disposizioni di legge dal 2014. L’accordo imposto da Renzi a Pigliaru per agevolare “gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere” è chiaramente riportato nella legge di stabilità 164 del 2014. Il “punto di riferimento per la Gallura”, come è definito il Mater, costerà caro all’isola: mentre la parola d’ordine per gli ospedali pubblici è “riduzione della spesa”, per il Mater, gli euro messi a bilancio ammontano a 55,6 milioni l’anno (Deliberazione di Giunta Regionale n.24/1 del 26/06/2014).
Non è un caso che in questi ultimi due anni siano nati già sedici Comitati in difesa degli ospedali e dei propri territori, molti dei quali convergono nella Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica.

LE NOSTRE RICHIESTE: Caminera Noa e il Comitato Cittadino in difesa del “Paolo Merlo” di La Maddalena chiedono non solo il miglioramento dei servizi ospedalieri pubblici di grandi dimensioni che invece sono impoveriti in tutta la Sardegna, ma soprattutto la tutela dei piccoli e quelli delle “zone disagiate”, che sono a rischio chiusura o che sono declassati e trasformati in pronto soccorso o strutture di lunga degenza. L’efficienza della sanità pubblica non può essere intesa come un mero taglio delle spese, bensì come una reale riorganizzazione che garantisca uguali servizi di qualità per tutti, a prescindere dalla densità abitativa delle aree di interesse.

Quello dell’Ospedale “Paolo Merlo” di La Maddalena è sicuramente uno dei casi più emblematici. Un esempio dei tanti danni subiti è quello del punto nascita: a tal proposito chiediamo che non sia chiuso solo perché non risponde a parametri, europei e italiani, stabiliti sulla base di concetti economici di austerity completamente decontestualizzati dalle realtà cui sono applicati. Chiediamo perciò che si applichi la deroga così com’è stato per altri ospedali definiti di “zone disagiate”, per esempio in Sicilia: Bronte, Licata, Nicosia, Corleone, Pantelleria e Cefalù; in Trentino: Cles e Cavalese; in Emilia Romagna:Scandiano (Re) e i due situati nel cratere sismico: Mirandola (Mo) e Cento (Fe).
Ripristino e/o potenziamento dei servizi soppressi o ridimensionati a La Maddalena:

Oncologia: aperta ufficialmente, in realtà non eroga terapie, solo il prelievo propedeutico alla terapia; 
Dialisi: chiude alle 14, dopodiché non c’è la reperibilità; 
Ginecologia: soppressa a causa della soppressione del percorso nascite previsto in riforma; 
Pediatria: aperto solo due volte la settimana; 
Iperbarica: solo ossigenoterapia, non funziona per emergenze;
Chirurgia: chiusa, neanche ambulatoriale; 
Farmacia ospedaliera:i farmaci arrivano da Olbia e, se non ci sono ambulanze disponibili, non possono essere somministrati ai pazienti;
Elisoccorso: per quanto efficiente, nel caso di doppia emergenza o in condizioni meteorologiche sfavorevoli, non potrà mai sostituire l’assistenza diretta in loco.

FERMIAMO LA COLONIZZAZIONE DA PARTE DEL QATAR

La Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Paese più ricco del mondo, ha acquistato nel 2012, la Smeralda Holding dal finanziere americano-libanese Tom Barrack, entrando in possesso di un patrimonio immobiliare consistente in 4 alberghi, la marina di Porto Cervo, il Pevero Golf Club e soprattutto nei 2.300 ettari di terreni vergini su cui oggi incombe la minaccia di una immensa lottizzazione. Inoltre La Maddalena, dal gennaio 2019, ospiterà, a seguito di un accordo tra Qatar, Ministero della Difesa, col beneplacito della Regione Sardegna, i soldati del Qatar che si formeranno e si eserciteranno nella scuola sottufficiali «Domenico Bastianini» di La Maddalena. In “cambio” l’emiro Al Thani ha annunciato l’acquisto di quattro corvette per la difesa aerea, prodotte da Fincantieri, perciò il Qatar è in grado, con il flusso di investimenti milionari spalmati in più settori strategici, dai trasporti alla sanità, di influenzare decisioni politiche importanti.

Ha ragione Claudia Zuncheddu a definire l’intera vicenda del Mater Olbia come una «operazione coloniale senza precedenti» avallata dalla quasi totalità delle forze politiche isolane (comprese alcune sedicenti sardiste o sovraniste). Il miraggio di investimenti qatariani nel Mater Olbia, lasciano intravvedere il preludio per l’abbattimento di vincoli e impedimenti all’aumento di cubature e alla realizzazione di nuove faraoniche costruzioni. In poche parole più cubature, cemento e deroghe in cambio di petroldollari. In questa direzione pare essere orientato il governo Pigliaru e i suoi alleati sovranisti che intendono modificare il PPR del 2006.

Caminera Noa e il Comitato Cittadino in difesa del “Paolo Merlo” di La Maddalena invitano tutti i cittadini di La Maddalena, Gallura e Sardegna e tutte le associazioni e i movimenti politici sensibili a tali tematiche, a partecipare domenica 22 settembre alle ore 11:00, nel parcheggio degli ospedalieri Piazzale Opera Pia davanti all’ospedale, alla manifestazione a sostegno del “Paolo Merlo”contro la privatizzazione della sanità sarda a sostegno della Sanità Pubblica, sempre più impoverita sia di risorse sia di servizi.
Il microfono sarà aperto a tutte le opinioni con la sola discriminante dell’educazione e del rispetto reciproco.

Perché il Mater Olbia non giova alla Gallura

di Carlo Manca

Premessa: scrivo questo modesto contributo, sapendo già di fare un buco nell’acqua. Parlare di Mater Olbia è un argomento spinoso e scrivo questo articolo principalmente per un pubblico a cui non riuscirò ad arrivare. Non sappiamo quanta gente si affaccerà a quella nuova mangiatoia che viene presentata come il non plus ultra dei servizi ospedalieri in Gallura, ma sappiamo che piace perché, in assenza dell’accesso a diverse cure, un ospedale privato che le promette sembra meglio di niente. L’entrata in funzione del Mater si prefigura come un ennesimo accentramento di servizi in un territorio poco popolato, bisognoso però di decentramento e di uscita dalle logiche aliene alle esigenze delle comunità galluresi e sarde.

Fotografia de Una Caminera Noa
Banner della campagna di Caminera Noa

​La Caminera Noa il 17 giugno 2018 ha programmato una mobilitazione davanti all’ospedale Mater Olbia. Il motivo di questo presidio è presto detto: si manifesta per la volontà di mantenere pubblica la sanità in Sardegna, protestando affinché gli ospedali privati costruiti nell’isola non sottraggano i servizi che invece possono e devono essere erogati dalla sanità pubblica. Chiaro, lineare.

Ciò che la Caminera Noa propone è un radicale cambio di paradigma rispetto alla logica di gestione della sanità pubblica. Le retoriche su quanto il Mater Olbia sia un polo ospedaliero di eccellenza, fanno breccia nell’immaginario popolare a cui ultimamente il popolo sardo è stato educato. C’è tutta una mitologia dietro la privatizzazione dei servizi pubblici (fra cui gli ospedali) che prevederebbe che, sotto una gestione privata, le cose vadano meglio, la qualità del servizio sia più alta, il personale sia necessariamente più qualificato e non “incozzato” (di nomina politica, per intenderci). Aggiungiamoci il sempreverde ricatto occupazionale, che è ormai un classico in Sardegna che storicamente ha fatto breccia anche in altri settori per mezzo di raffinerie, petrolchimici, miniere, fonderie e industria turistica insostenibile e stagionale.
I miti sulla privatizzazione dei servizi pubblici si appoggiano reciprocamente a una serie di luoghi comuni.

Partiamo dal principio: per la gestione privata di un ospedale non esistono pazienti ma esistono innanzitutto clienti, ed è per questo che un servizio così fondamentale della modernità, quale è il diritto alle cure che tenda alla gratuità, viene considerato un servizio da erogare al meglio possibile solo perché il cliente (ops, paziente!) ha pagato e quindi lo pretende, come se, nella sanità pubblica, i singoli cittadini non stessero comunque pagando per il servizio attraverso i contributi e non potessero avanzare nessuna pretesa di miglioramento del servizio sanitario pubblico.
La differenza sta nel fatto che l’ospedale privato è un’azienda e che quindi, secondo l’immaginario attuale, non può essere contestata con argomenti politici, perché teoricamente propone un “prodotto” che si potrebbe tranquillamente non scegliere, mentre l’ospedale pubblico, che si può contestare politicamente poiché la gestione è data all’amministrazione pubblica, viene contestato troppo poco spesso per avere un reale peso incisivo sull’erogazione del servizio qualora quest’ultimo dovesse scarseggiare o non esistere proprio.
Assistiamo a scene di persone che possono pagare per andare in strutture private e fare la voce grossa per aver cacciato fuori i soldi, e poi vediamo poveretti che, sopraffatti dalla rassegnazione e dalla disorganizzazione, non sono ancora capaci di mobilitarsi per pretendere ciò che spetta loro e finiscono con l’abbandonarsi a sospiri e lamentele inconcludenti sulla sanità pubblica.
La sanità pubblica è una conquista delle classi più povere e bisogna essere consci che il diritto alla salute va difeso dalla privatizzazione e che non può essere negoziabile con nessuna logica imposta dal modello di gestione capitalistica.

Invece per quanto riguarda l’assunzione del personale, essendo l’ospedale privato un’azienda privata (ça va sans dire), è a discrezione del consiglio di amministrazione che valuterà in base ai propri parametri di valutazione. Nella sanità pubblica invece c’è necessariamente un concorso e questo basterebbe per rompere il mito secondo cui in quest’ultimo tipo di gestione ci siano solo assunzioni di nomina politica. È vero che purtroppo ce ne siano ed è da condannare ma ciò non rappresenta minimamente la totalità delle assunzioni. È vero però quest’altro aspetto: nel privato non ci sarebbero nomine politiche, poiché è sufficiente soddisfare le aspettative del “datore di lavoro”, cosa che assolutamente in sé non assicura l’assenza di personale raccomandato.

A proposito di ricatto occupazionale: il Mater Olbia non darà lavoro più di quanto ne avrebbe dato la sanità pubblica se tutti gli ospedali galluresi avessero lavorato a pieno regime, con tutti i reparti aperti e con tutto il personale in servizio. Che il Mater Olbia dia una possibilità di assorbimento occupazionale, è vero solo se non riusciamo a riconoscere che quei posti di lavoro sono sottratti alle strutture pubbliche del circondario. Quindi, che il Mater Olbia crei più occupazione di quanta ce ne sarebbe nella sanità pubblica, è falso.

Preoccupati per il miglioramento dei servizi sanitari in Gallura, si decide di mobilitare la popolazione sarda per protestare contro una struttura privata, ovvero il suddetto Mater, su cui saranno dirottati servizi e posti letto che invece sarebbero potuti essere in mano all’amministrazione pubblica e dislocati nelle strutture de La Maddalena, Tempio, Arzachena, Olbia. Il fenomeno del Mater infatti prevede un nuovo tipo di accentramento dei servizi sanitari che risulteranno sbilanciati su Olbia, in contrapposizione a ciò che le stesse comunità galluresi hanno sperato per anni.
Associazioni e singoli cittadini vorrebbero un miglioramento palpabile soprattutto per quanto riguarda cure che non vengono prestate nelle vicinanze, ad esempio manca il reparto diabetologia, ma è inspiegabile questo entusiasmo per una nuova struttura privata su cui verranno dirottate delle cure come se Olbia fosse in posizione baricentrica e come se la solfa dovesse cambiare per le comunità galluresi lontane da Olbia, come ad esempio Trinità d’Agultu, Santa Teresa o La Maddalena.
Assai vizinu.

Si legge perfino qua e là per la rete che si voglia negare alla Gallura la possibilità di avere tutta una serie di servizi. Falso, perché il problema sta nel fatto che proprio quei servizi che vanno dal punto nascite alla senologia fino alla diabetologia, sono stati tagliati o ridimensionati o mai aperti negli ospedali e nei poliambulatori galluresi, così come è successo in altri punti della Sardegna come Nuoro e Sassari (in cui si è dovuto faticare con anni di proteste per avere la Breast Unit), per essere invece affidati all’ospedale privato Mater Olbia. Quindi è da ritenersi falso affermare che non si voglia dotare la Gallura di determinate cure o di un tot di posti letto, perché in vero, quei servizi, la Gallura li avrebbe dovuti avere coperti dal pubblico e non dal privato a danno della gestione pubblica.

Avere questi servizi nel privato, comporta un costo maggiore per la Regione Sardegna che è competente in materia di sanità. Quei servizi di pubblica gestione negati al territorio gallurese, ripeto, sono stati progressivamente tagliati in altre strutture per essere affidati, a costo maggiorato, alla gestione privata del Mater. Cioè a costo maggiorato? Qualcuno dovrà pagare quei servizi: il paziente paga il ticket, perché il Mater è privato ma convenzionato, e il resto del costo della prestazione viene coperto dalla Regione Autonoma Sardegna, il ché vuol dire che pagherà la differenza al prezzo deciso dall’amministrazione del Mater.
Dinà pùbligghi in busciaca privadda e furisthera.

In una Sardegna sensata, le strutture ospedaliere private non dovrebbero esistere, ma così non è purtroppo. Le strutture private in Sardegna esistono, ma il vero scandalo che possiamo individuare nell’immediato è che le strutture pubbliche subiscano dei tagli, per poi vedere quei servizi precedentemente tagliati affidati alla gestione privata.
Dove si è mai visto che la gestione di un ospedale privato si possa vantare di essere complementare e non concorrenziale alla rete di strutture sanitarie pubbliche, quando nei fatti non è mai stato concorrente proprio perché è portato a diventare parzialmente sostitutivo? Il privato è necessariamente concorrente laddove il pubblico offre già un servizio, non raccontiamoci storie, ma questo pare che faccia eccezione nell’idilliaco clima che si è creato attorno al Mater: perché mai vantare la complementarietà, dopo aver assistito ad una progressione di tagli ai servizi di gestione pubblica fatti passare come apparentemente necessari? Necessari a cosa? Grazie al piffero che adesso si può parlare di complementarietà, dopo la cessione di servizi e posti letto al privato!

La Caminera Noa intende migliorare la qualità della vita della Gallura e di tutta la Sardegna e respinge al mittente ogni accusa di ostilità verso le comunità galluresi. Altrimenti non si spenderebbe in questa campagna che ha come parole d’ordine I) la difesa della sanità pubblica, II) la difesa delle piccole strutture ospedaliere diffuse sul territorio, III) la fornitura di servizi e cure attualmente assenti in Gallura. Nessuna simpatia per un ospedale che si prefigge di fornire anche quelle cure, ma che è privato ed utilizzerà denaro pubblico per operare in sostituzione e a danno degli ospedali e degli ambulatori già esistenti sparsi per la Gallura.

Faccio presente inoltre che parte degli attivisti di Caminera Noa sono galluresi e che questi si spendono già da anni in favore della sanità pubblica e in favore della decentralizzazione dei servizi su tutto il territorio gallurese, opponendosi strenuamente contro la logica liberista secondo cui, i servizi che non creano profitto o che servano a comunità troppo piccole per gli standard estranei alla Sardegna, non siano degni di essere erogati.

Confermeranno lor signori della Qatar Investment Authority, che la sanità è una direzione di arrivo del denaro pubblico e non una vacca da mungere per trarne profitto?

Carlo Manca
militante di Caminera Noa

Sanità: I sindacati italiani domani in piazza. Cumpostu: «ipocriti!»

Domani 6 luglio in Piazza del Carmine a Cagliari i sindacati italiani presenti in Sardegna manifesteranno «per i lavoratori e per i territori, contro i tagli e le riduzioni dei servizi sul territorio in una riforma sbagliata e pericolosa». Lo sciopero generale e unitario è stato indetto in occasione dell’approvazione delle linee guida per le Asl ed è stato indetto dalle seguenti sigle: Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

Alla manifestazione ha subito aderito la Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica che «di fronte alle imminenti e preoccupanti decisioni del Consiglio Regionale in materia di Riordino della rete ospedaliera sarda» ha deciso di organizzare «uno spazio di lotta autonomo e indipendente» aperto ai «nostri comitati, al Sindacato sardo, al mondo indipendentista, identitario, sardista e da quell’ampia realtà di ribellione nei confronti dei partiti al governo della Sardegna, responsabili del disastro nella Sanità pubblica».
Le scelte politiche in corso in Consiglio Regionale – si legge nella nota della Rete – «prevedono che i nostri ospedali vengano svuotati delle loro funzioni e dei servizi, per favorire la privatizzazione come unica soluzione. La privatizzazione attraverso le lobby delle Assicurazioni annienterà la solidarietà dell’universalismo della Riforma Sanitaria Pubblica (Legge 388 del 1978) tra le più grandi conquiste di diritti e di civiltà del ‘900. L’assistenza non sarà più uguale per tutti. Il diritto alla Salute sarà un privilegio di censo e di possibilità economica. Al Bilancio Sanitario Pubblico, con l’alibi di non farcela, va affiancandosi un Bilancio Privato rappresentato e gestito dalle Assicurazioni. I pacchetti assicurativi sanitari, che già iniziano a proporre i colossi delle Assicurazioni, a partire dalla Emilia Romagna con la UniSalute, organizzato ad hoc dal colosso Unipol, sono la “modernizzazione” che negli USA ha creato grandi disuguaglianze e il non accesso al diritto alla salute per tutti».

All’appello hanno subito aderito Sardigna Libera e Libe.R.U. Ma non tutto il mondo indipendentista è disponibile ad affiancare i sindacati confederali in una protesta che ha il sapore di una tardiva e ipocrita presa di posizione. Sardigna Natzione Indipendentzia, in un comunicato diffuso in versione bilingue, dichiara di non aderire alla manifestazione sindacale perché «sa manifestatzione est istada indita de sos matessi sindacados chi sunt favorende su QaterOlbia bene ischende chi at a causare su disacatu de medas de sos ispidales pùblicos chi declarant de tutelare cun sa manifestatzione de Casteddu».
Sardigna Natzione avverte anche il pericolo che «cun custa mutida sa trina sindacale tricolore si bolet ponnere a ghia, pro la firmare, de sa protesta ispontànea e lìbera chi at bìdidu sa Retze Sarda e sa Mesa Natzionale (de sa cale SNI est cumponente) impinnados in diversas initziativas in sas cales sos sindacados fiant de su totu ausentes».
Gli indipendentisti di SNI propongono infine una mobilitazione autonoma chiamata dalla Rete Sarda o da altre espressioni politiche e civiche sarde.

 

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