Giovani indipendentisti europei a Cagliari

L’organizzazione giovanile indipendentista Scida Giovunus Indipendentistas organizza “Atòbiu2017 – 4th International Meeting of young Independentists”. Siamo alla quarta edizione dell’importante incontro  internazionale dei giovani indipendentisti europei in Sardegna.

La prima e la seconda edizione degli incontri tra organizzazioni giovanili indipendentiste europee furono organizzate dai comitati studenteschi Scida2013 e Scida2014, la terza edizione è stata organizzata da Scida Assotziu Indipendentista nel Novembre 2016. Quest’anno saranno ospiti dei giovani indipendentisti sardi i ragazzi della JERC dalla neonata Repubblica Catalana e quelli di Sanca Veneta dalla Nazione Veneta.

PROGRAMMA COMPLETO ATOBIU 2017
– 24 Novembre h 18.00 – Sala Maria Carta, Via Trentino | Atòbiu2017 – Presentada delegatzionis | Press conference | Presentazione dei delegati e conferenza stampa

– 25 Novembre h 17.00 – Su Tzirculu, Via Molise 62 | Atòbiu2017 – 4th International Meeting of Young Independentists | Convegno con i delegati internazionali di JERC e Sanca Veneta

– 25 Novembre h 20.30 – Su Tzirculu, via Molise 62 | Atòbiu2017 **Arrogalla** | **Bujumannu** @Su Tzirculu – Default | Concerto e festa di chiusura dell #Atòbiu2017

La pantomima delle dimissioni di Maninchedda

di Andrìa Pili

Pigliaru e Maninchedda in una foto di repertorio pubblicata sul sito de La Nuova Sardegna 

L’ultimo capitolo della pantomima “Dimissioni di Maninchedda” è la conferenza stampa del Partito dei Sardi in cui gli esponenti di questa formazione politica scimmiottano gli indipendentisti catalani e còrsi, chiamando ad una “rivoluzione civile” in difesa della legge sull’ASE contro il ricorso del governo, in un contesto completamente differente. In Sardegna infatti non esiste un nazionalismo di massa e la percezione generale della questione fiscale è assolutamente diversa – meglio dire opposta, dato che si ritiene che la Sardegna sia assistita – da quella della ricca Catalogna, in cui vi è anche una importante borghesia nazionale; la legge in questione poi non ci darà la sovranità fiscale, visto che si dovrebbero stipulare “convenzioni e protocolli con l’amministrazione finanziaria” per riscuotere una parte delle nostre entrate e lo stesso assessore Paci ha dichiarato che riscossione e accertamento rimangono in capo allo Stato. In Corsica invece i nazionalisti hanno saputo costruire un’alternativa di governo in 40 anni di lotta e di opposizione dura al clanismo-clientelismo francese, per cui hanno una credibilità che al PdS manca totalmente visto il suo modus operandi.

In sostanza, si tratta di un tentativo, quasi commovente, di chiamare gli sprovveduti a sostenere il centrosinistra e questa Giunta disastrosa e filocolonialista, che ha favorito lo sfruttamento del nostro territorio e della nostra comunità per interessi esterni, difeso i provvedimenti antisociali voluti dal governo italiano su istruzione e lavoro. La strumentalizzazione della questione sarda e la rivendicazione antistatale non è certo una novità per la nostra classe politica.

Ribadisco che ritengo dannosissima l’identificazione tra istituzioni sarde e interessi della maggioranza del popolo sardo (il calo di affluenza elettorale dal 1994 ad oggi mostra tutti i limiti interni di questo discorso), omettendo completamente il conflitto sociale interno, senza considerare la sciocca equazione politici/partiti sardi = fanno gli interessi dei sardi (per cui ci si può alleare con il PD sardo perché “sono sardi”, sfociando nella ridicola richiesta di uno scontro più duro con uno Stato governato dallo stesso partito cui questi esponenti politici sono sottoposti). In questo senso è singolare che la Confindustria e l’Associazione Nazionale Costruttori Edili abbiano manifestato stima nei confronti di Paolo Maninchedda: lo Stato Sardo che questo ha in mente non rappresenta nulla di pericoloso (nel discorso di questo partito, lo Stato Italiano non è attaccato per gli interessi che rappresenta, tra cui quelli di oligarchia politica e borghesia sarda). Tutto il discorso sugli interessi sociali ed economici è omesso; ci si immagina lo scontro Nazione sarda-Stato come due monoliti anziché mostrare i legami, a livello delle élite, per proporre una reale rivoluzione democratica; per questo rimane solo un sardismo fatto di fuffa, “capacità di amare”, “energia positiva”, “responsabilità di governo” e altre supercazzole. Un regresso mostruoso rispetto a tutte le elaborazioni nazionaliste sarde prodotte sino ad ora.

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