Bocciata la scuola (italiana) in Sardegna

di Francesco Casula

Fra tutte le venti regioni, gli alunni sardi, registrano i peggiori risultati: sono i più bocciati e i più rimandati. Nella scuola Secondaria di secondo grado il 28,6 per cento ha la sospensione di giudizio, cioè rimandato e, l’11,4 è stato bocciato. Solo il 60 per cento promosso.

Il numero più alto di alunni bocciati si registra nelle scuole professionali con il 17,3 per cento: significa che quasi uno su cinque ripete lo stesso anno, mentre il 31% è rimandato. Sale il dato nei Tecnici dove i rimandati sono il 32,8 per cento e il 14,4 per cento i non ammessi alla classe successiva.

Anche nelle Secondarie di Primo grado si registrano risultati negativi per l’anno scolastico appena terminato: in Italia la percentuale degli ammessi alla classe successiva è il 97,7, in Sardegna si sta sotto la media con il 97,2 e il 2,8 per cento di bocciati. E la dispersione scolastica è la più alta d’Italia: un ragazzo su quattro non arriva al diploma.

Gli studenti sardi sono più tonti di quelli italiani? O poco inclini allo studio e all’impegno? E i docenti sono più scarsi o più severi? Io non credo. Come non penso che svolgano più un ruolo determinante la mancanza o l’insufficienza delle strutture scolastiche (laboratori, trasporti, mense ecc.), anche se certamente influenzano negativamente i risultati scolastici.

E allora?
E allora i motivi veri sono altri: attengono alle demotivazioni, al senso di lontananza e di estraneità di questa scuola. Che non risulta né interessante, né gratificante, né attraente. La scuola italiana in Sardegna infatti è rivolta a un alunno che non c’è: tutt’al più a uno studente metropolitano, nordista e maschio. Dunque non a un sardo. E tanto meno a una sarda.

È una scuola che con i contesti sociali, ambientali, culturali e linguistici degli studenti non ha niente a che fare. Nella scuola la Sardegna non c’è: è assente nei programmi, nelle discipline, nei libri di testo, nell’organizzazione.

Provate a chiedere a uno studente sardo che esca da un liceo artistico, cosa conosce di una civiltà e di un’architettura grandiosa come quella nuragica, sicuramente fra la più significative dell’intero Mediterraneo; provate a chiedere a uno studente del liceo classico cosa sa della parentela fra la lingua sarda e il latino; provate a chiedere a uno studente di un Istituto tecnico per ragionieri e persino a un laureato in Giurisprudenza cosa conosce di quel monumentale codice giuridico che è la Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.

Vi rendereste conto che la storia, la lingua e la civiltà complessiva dei Sardi dalla scuola ufficiale è stata non solo negata ma cancellata. Permane una scuola monoculturale e monolinguistica, negatrice delle specificità, tutta tesa allo sradicamento degli antichi codici culturali e basata sulla sovrapposizione al “periferico” di astratti paradigmi e categorie che le grandi civiltà avrebbero voluto irradiare verso le civiltà considerate inferiori.

Questa scuola ha prodotto in Sardegna, soprattutto negli ultimi decenni, giovani che ormai appartengono a una sorta di area grigia, a una terra di nessuno. Apprendono l’italiano a scuola ma soprattutto grazie ai media: ma si tratta di una lingua stereotipata, gergale, banale, una lingua di plastica, inodore, insapore e incolore.

Ma una scuola monoculturale e monolinguistica produce effetti ancor più gravi e devastanti a livello psicologico e culturale. Da decenni infatti la pedagogia moderna più attenta e avveduta ritiene che la lingua materna e i valori alti di cui si alimenta siano i succhi vitali, la linfa, che nutrono e fanno crescere i bambini senza correre il gravissimo pericolo di essere collocati fuori dal tempo e dallo spazio contestuale alla loro vita.

Solo essa consente di saldare le valenze e i prodotti propri della sua cultura ai valori di altre culture. Negando la lingua materna, non assecondandola e coltivandola si esercita grave e ingiustificata violenza sui bambini, nuocendo al loro sviluppo e al loro equilibrio psichico.

Li si strappa al nucleo familiare di origine e si trasforma in un campo di rovine, la loro prima conoscenza del mondo. I bambini infatti – ma il discorso vale anche per i giovani studenti delle medie e delle superiori – se soggetti in ambito scolastico a un processo di sradicamento dalla lingua materna e dalla cultura del proprio ambiente e territorio, diventano e risultano insicuri, impacciati, “poveri” sia culturalmente che linguisticamente.

Di qui la mortalità e la dispersione scolastica.
Ite faghere? Cambiare radicalmente la didattica, i curricula, la stessa mentalità di docenti e dirigenti scolastici.

Per quanto attiene alla lingua sarda occorrerà finalmente partire dal dato – appurato scientificamente da tutti gli studiosi – che la presenza della lingua materna e della cultura locale nel curriculum scolastico non si configurano come un fatto increscioso da correggere e controllare ma come elementi indispensabili di arricchimento, di addizione e non di sottrazione, che non “disturbano” anzi favoriscono apprendimento e le capacità comunicative degli studenti, perché agiscono positivamente nelle psicodinamiche dello sviluppo.

Di qui la necessità che nelle scuole di ogni ordine e grado si inserisca la lingua e la cultura sarda, come materia curriculare. Altrimenti i record negativi della scuola in Sardegna permarranno.

E continuare a piangersi addossso e a lamentarci servirà a poco.

Articolo originariamente pubblicato al:

http://www.anthonymuroni.it/2017/08/19/bocciata-la-scuola-italiana-sardegna-francesco-casula/

Il Fronte dell’autodeterminazione riparte dalla scuola sarda

Il manifesto dell’iniziativa prevista il prossimo 25 giugno a Sassari di Sa Mesa

Domenica 25 giugno 2017 a Sassari, il cartello di organizzazioni indipendentiste e civiche che fa capo a Sa Mesa pro s’Alternativa Natzionale organizzerà a Sassari un’importante giornata di lavoro sulla scuola sarda. La Mesa aveva già lanciato l’idea di un manifesto “pro s’iscola sarda”. La bozza del manifesto, presentata in conferenza stampa ad Oristano a fine marzo scorso, lanciava un appello a tutta la società sarda e in particolare ai lavoratori della scuola per un vero diritto allo studio che «in Sardegna, non può essere affidato ad una istituzione scolastica che ha come obiettivo la destrutturazione culturale dei sardi». La Mesa Natzionale individuava alcune priorità strategiche su cui lavorava e, su questo solco, ha continuato a lavorare in questi mesi di fine anno scolastico arrivando a tracciare un percorso politico e culturale preciso. In particolare nel manifesto ci si appellava alla necessità di scrivere una legge regionale capace di garantire il sardo come lingua ufficiale al pari dell’italiano, si proponevano corsi gratuiti di lingua sarda rivolti a tutti i docenti, l’istituzione di graduatorie per gli insegnanti bilingue, l’inserimento della storia sarda nel curricolo scolastico e l’applicazione dell’articolo 5 dello statuto autonomistico che prevede la possibilità per la RAS di «adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: “istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”».

Così domenica 25 giugno 2017, a Sassari, per tutta la giornata, la Mesa Natzionale chiama docenti, studenti, intellettuali e cittadini a lavorare per costruire insieme la scuola sarda .

foto d’epoca di una scolaresca sarda

I lavori si svolgeranno in questo modo: non sarà un convegno ma un susseguirsi di gruppi di lavoro e ognuno avrà un facilitatore (un tutor con il compito di fare una breve relazione iniziale sul tema a lui affidato e recepire tutti i contributi dal pubblico). Alla fine si formeranno gruppi di lavoro per emendare e integrare la bozza del manifesto presentato a Oristano in conferenza stampa lo scorso 31 marzo). Non ci saranno sovrapposizione di gruppi di lavoro per cui chi sarà interessato potrà partecipare a tutti i gruppi che desidererà e per ogni partecipazione riceverà un attestato di partecipazione da parte dell’organizzazione.

Ecco il programma completo dei lavori:

Ore
– 9:00, Saluti e breve presentazione del Manifesto da parte della Mesa Natzionale.
– 9:10, Apertura di Bachisiu Bandinu “Dae s’imparare a su ischire”
– 9:30, L’inserimento della storia e della civiltà sarda nell’intero curricolo verticale (facilita Ninni Tedesco)
– 11:00, La scuola dell’autogoverno: proposte operative di una legge quadro (facilita Marina Spinetti)
– 12:30, Storia sarda nei libri di testo (facilita Maurizio Onnis)

– Pausa pranzo –
– 15:00, Dimensionamento scolastico e mense a chilometro zero (facilita Alessia Etzi)
– 16:15, L’inserimento della lingua sarda nel sistema di formazione della Sardegna (Alessandro Mongili)
– 17:30, I giovani sardi e la loro scuola e università (facilita Davide Pinna)
– 18:45, Una nuova concezione pedagogica per i sardi. Prospettive (Lisandra Ruggiu)

A dibattito completato seguirà la sottoscrizione dei presenti della bozza del Manifesto e la formazione dei gruppi di lavoro sui temi affrontati.

Il logo dell’associazione culturale Sardos

Intanto, su un piano parallelo ma compatibile e complementare, anche la neonata associazione Sardos ha pensato di puntare sulla scuola sarda e di formulare una proposta di legge sul tema. «L’assenza dell’insegnamento delle vicende storiche della Sardegna – si legge nell’introduzione della proposta –  è un vulnus capitale per la costruzione di una coscienza identitaria dei Sardi». La proposta nasce quindi da qui: dall’insegnamento della Storia nella scuola perché  «la negazione di questo processo si è manifestata in Sardegna con l’assenza quasi totale dell’insegnamento delle vicende storiche sarde e quindi con l’ignoranza da parte di larghi strati della popolazione di ciò che nei secoli ha costituito l’elemento fondante del concetto stesso di popolo sardo, così come richiamato anche dallo Statuto Speciale del 1948. Senza conoscenza della storia non ci può essere coscienza comunitaria collettiva, per cui qualsiasi tipo di opzione di autodeterminazione (sia essa declinata nella forma dell’indipendentismo, sovranismo, federalismo o autonomia speciale) non può compiutamente realizzarsi».

Il problema – sostengono gli attivisti di Sardos – si annida anche nella mancanza statutaria di competenze specifiche in questa materia dal momento che «lo Statuto Speciale del 1948 non prevede competenze primarie in materia di insegnamento scolastico» e quindi generazioni di sardi si sono formate senza coscienza di sé e della propria specificità storica e culturale. Ciò ha provocato «un corto circuito totale della gestione dell’Autonomia che è apparsa fallimentare fin dalla fine degli anni ’60 e, nella mancanza assoluta di una conoscenza profonda delle strutture sociali sarde, ha provocato anche le grandi catastrofi economiche politiche legate a: assitenzialismo, industrializzazione catapultata dall’esterno, consumo del territorio, cementificazione delle coste, abbandono della lingua, emigrazione, spopolamento delle zone interne».

Insomma, secondo gli attivisti di Sardos, l’assenza della Storia, della lingua e più in generale della cultura dei sardi dal sistema di formazione isolano è stato il basamento su cui si è potuto costruire un sistema di dipendenza e subalternità che i cittadini sardi hanno accettato non possedendo gli strumenti critici idonei per potersene liberare. È chiaro dunque che «ogni governo regionale che si proponga di favorire l’autodeterminazione deve ripartire dal recupero dell’insegnamento della lingua e della storia nelle giovani generazioni». Veniamo quindi alle proposte di Sardos che sono state studiate all’interno del vigente sistema giuridico scolastico italiano descritto come un «mastodonte che chiude le porte a qualsiasi insegnamento storico che possa essere deviante rispetto agli interessi nazionali e all’identità italiana».

Siccome lo Stato nega alla Regione di poter intervenire direttamente in materia – scrivono gli attivisti di Sardos – «la Regione può e deve semplicemente mettere a disposizione di istituzioni scolastiche autonome e volontarie delle risorse per sostenere progetti di insegnamento della storia della Sardegna in orario curricolare dopo aver ovviamente sensibilizzato dirigenti, docenti , allievi e famiglie alla presentazione o formulazione degli stessi. In questo modo le scuole possono utilizzare le disposizioni della riforma Moratti per ciò che attiene la cosiddetta “quota di flessibilità regionale”, per l’inserimento di altre discipline nei curricula della scuola primaria e secondaria, confermando dunque il tradizionale “esercizio dell’autonomia scolastica”, per l’insegnamento della Storia sarda. In questo modo il sistema ipocrita che nega autonomia ad una Regione a Statuto speciale ma la conferisce demagogicamente a un singolo istituto comincia ad essere scardinato in attesa di una riforma più seria delle competenze dello Statuto Speciale.

Di seguito pubblichiamo la proposta di testo di legge sul sostegno all’insegnamento della Storia della Sardegna negli istituti scolastici in orario curricolare avanzata da Sardos:

  1. La Regione assume quale priorità per lo sviluppo dell’identità del popolo sardo la diffusione della conoscenza delle vicende storiche dell’isola attraverso l’insegnamento scolastico.
  2. Nel rispetto della autonomia scolastica e delle rispettive competenze tra Stato e Regione, si sostengono iniziative didattiche volte a far acquisire la consapevolezza del percorso storico che ha forgiato il comune patrimonio di valori su cui si fonda la specialità della Regione Autonoma della Sardegna .
  3. Pertanto è autorizzata la spesa di Euro 200.000 per l’annualità 2018, 400.000 per l’annualità 2019, 600.000 per l’annualità 2020, per il sostegno di progetti di insegnamento della Storia della Sardegna in orario curricolare, nelle scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio regionale.
  4. All’interno degli stanziamenti previsti la Regione si fa carico di produrre e diffondere materiali didattici necessari e di affidare a organismi qualificati la formazione degli insenganti.
  5. Sarà cura della Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, predisporre i criteri di assegnazione delle risorse di finanziamento ai progetti che dovranno essere presentati su impulso delle singole autonomie scolastiche previo accordo e informazione della Direzione Scolastica Regionale.
    Per il primo triennio si dovrà riconoscere priorità di sostegno ai progetti che useranno la lingua sarda o le altre lingue minoritarie, quale lingua veicolare dell’insegnamento.

È ufficiale: a scuola si può parlare di BASI MILITARI

L’interrogazione parlamentare da parte dei senatori di Forza Italia Alicata, Floris e Gasparri lanciata il mese scorso nei confronti del collegio docenti del liceo scientifico Mossa in seguito all’incontro intitolato “Sardigna terra de bombas e de cannones”, ha scatenato una bufera. L’interrogazione era rivolta ai Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della difesa e recitava così:<<Premesso che: venerdì 17 marzo 2017, alle ore 11.30, nel liceo scientifico di Olbia “Lorenzo Massa” si è svolto un incontro sulla presenza delle basi e poligoni militari in Sardegna; l’evento, denominato “Sardigna terra de bombas e cannones”, è inserito in un progetto della scuola che prevede altri tre eventi; l’incontro è stato moderato da Cristiano Sabino, noto esponente dell’indipendentismo sardo; a quanto risulta agli interroganti tra i relatori non compaiono figure tecniche, politiche o militari che possano sostenere le ragioni della presenza di queste basi e poligoni sul territorio della Sardegna, si chiede di sapere: se i Ministro in indirizzo non ritengano inconcepibile che, all’interno di istituti statali, vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio; se non ritengano opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi; se e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto.>> (4-07200) (21 marzo 2017)

Il 7 aprile è finalmente pervenuta la risposta da parte del MIUR:<<Sulla vicenda è stata acquisita, tramite il competente Ufficio scolastico regionale per la Sardegna, un’ampia relazione da parte del dirigente scolastico del liceo scientifico statale “Lorenzo Mossa” di cui si riportano, in sintesi, i contenuti. L’evento, svoltosi il 17 marzo 2017 presso l’istituzione scolastica, rientra nell’ambito del progetto denominato “Sa die de sa Sardigna”, approvato dal collegio dei docenti per l’anno scolastico 2016/2017 in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa. Il progetto si propone, in particolare, di sviluppare le competenze di cittadinanza e la promozione della partecipazione studentesca, garantendo coerenza e continuità fra la didattica ordinaria e le attività e i progetti di ampliamento dell’offerta formativa, nonché di consolidare e potenziare i rapporti di collaborazione con il territorio e con le scuole in rete. Gli obiettivi generali individuati dal progetto sono i seguenti:
1) ricollocazione della Sardegna e del suo patrimonio demo-socioantropologico nel solco della storia;
2) informazione e confronto su alcuni temi di attualità che riguardano la vita di tutti i cittadini sardi e il futuro stesso dell’isola;
3) valorizzazione del patrimonio linguistico, storiografico e culturale in quanto elementi fondamentali da un punto di vista della formazione di una cittadinanza attiva e consapevole e anche come retroterra per opportunità lavorative e rinascita economica dell’isola.

Il progetto è, a sua volta, strettamente integrato con un altro di più ampio respiro denominato: “Cittadinanza e Costituzione – L’uomo e il cittadino: pensiero, informazione e azione consapevoli”, che si articola, per tutto il corso dell’anno scolastico, su due assi complementari:
a) percorsi curricolari di approfondimento della conoscenza della Carta costituzionale;
b) organizzazione e partecipazione a incontri e dibattiti su temi di attualità.

In virtù dei lavori svolti, il liceo “Mossa” è stato selezionato tra i finalisti del concorso ministeriale “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola: lezioni di Costituzione”. Con particolare riferimento all’evento, si rappresenta che l’incontro del 17 marzo si è svolto nell’aula magna della scuola dalle ore 11.30 alle ore 13.30 ed ha coinvolto gli studenti di 4 classi, due quarte e due quinte, con i rispettivi docenti dell’area storico-filosofica. Sono intervenuti, quali relatori, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’utilizzo dell’uranio impoverito, un componente del comitato “Aforas” ed un avvocato penalista che rappresenta la parte civile al processo noto come “I veleni di Quirra”. All’evento ha partecipato anche il professor Cristiano Sabino, docente titolare sul sostegno. Agli interventi dei relatori, della durata di circa 15 minuti cadauno, è seguito un dibattito, con diverse domande e contributi da parte di studenti e docenti. L’incontro, secondo quanto riferito, si è svolto in un clima di sereno, equilibrato e costruttivo confronto fra idee e posizioni diverse. In nessun frangente sono stati espressi, né nei toni né nei contenuti né tantomeno a livello di comunicazione iconica (non sono state adoperate bandiere, né distintivi, né volantini, né altro simile materiale), giudizi, slogan o espressioni contro le forze armate o di propaganda separatista. Il corretto confronto tra i relatori ed i partecipanti all’incontro è stato garantito nel rispetto della natura squisitamente formativa ed educativa dell’iniziativa e condiviso prima e durante i lavori. In conclusione della sua relazione, il dirigente scolastico ha sottolineato il senso formativo ed educativo del percorso progettuale, che trova la sua piena espressione negli indirizzi generali dell’offerta formativa della scuola, nella prospettiva di promuovere momenti di libero confronto delle idee all’interno della comunità scolastica, comunque rispettosi dei valori e dei principi costituzionali, attraverso i quali favorire la crescita di studenti cittadini consapevoli e responsabili. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca FEDELI>> (7 aprile 2017)

Vedi altri articoli sul tema:

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/30/linterrogazione-parlamentare-non-ferma-sa-die/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/27/la-lezione-sulle-basi-a-scuola-diventa-un-virus/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/23/interrogazione-parlamentare-contro-sabino-a-scuola-non-si-deve-parlare-di-basi-militari/

 

Salviamo la scuola sarda

di Ninni Tedesco

La presentazione di un Manifesto per la scuola sarda, avvenuto ad opera della Alternativa Natzionale il 1 aprile a Oristano, è giunta pochi giorni prima di un evento che ha in via definitiva smascherato il progetto di distruzione della scuola pubblica italiana: l’approvazione, il 7 aprile, dei decreti attuativi della  107/2015, battezzata con non poca presa in giro dal peggior partito post fascista al governo, “Buona scuola”.

In queste deleghe, per farla breve, si conferma quanto era stato proposto all’origine del disegno politico unilaterale da parte del governo Renzi, nell’assoluto disprezzo di qualunque dialogo con le parti interessate, nel disinteresse delle richieste da parte dei lavoratori della scuola e degli studenti, nella violazione totale di quello che si raffigura come il mandato fondante l’esistenza stessa di ogni processo educativo: formare persone e cittadini consapevoli, capaci di fare scelte autonome, che possano fruire di pari condizioni di partenza e che siano messi in condizioni di raggiungere, tutti, gli stessi obiettivi. Si conferma invece, al contrario, la volontà di trasformare la scuola pubblica in un’azienda che sforna utilizzatori passivi e consumatori privi di strumenti intellettuali.

La 107 è dunque un inganno, una legge che torna indietro di decenni: che inserisce forzatamente l’alternanza scuola-lavoro togliendo ore alla formazione didattica ordinaria e lo fa in modo spregevole, talvolta addirittura nascondendo forme di sfruttamento minorile; che relega di nuovo i disabili a ruoli marginali togliendo risorse economiche e ore di sostegno; che rende gli esami di stato una passeggiata in cui una discutibile “prova invalsi”  e “l’alternanza scuola lavoro” (non le conoscenze, le capacità critiche, le competenze linguistiche, tecnologiche o relazionali, le qualità espressive e logiche, eccetera, ovvero tutto quello che una dimensione lavorativa globale e complessa richiedono) fanno punti credito per essere ammessi insieme a una “media” del 6 anche con insufficienze gravi; che riassegna la formazione professionale alle regioni togliendo un anno di studi ritornando alla scuola gentiliana che, giustamente, Gramsci definiva scuola classista.

Ma tutto questo non è incompetenza, questo è il passaggio conclusivo di un progetto iniziato con i governi Berlusconi e vergognosamente concluso il 7 aprile con quello Gentiloni, a dimostrazione, caso mai ce ne fosse bisogno, della perfetta collusione al vertice tra i partiti italiani e i loro orientamenti e disegni politici che vedono nella scuola il centro del sistema di controllo e gestione delle future generazioni.

A questo punto la Sardegna, utilizzando appieno i propri margini di autonomia (un giorno, forse, di indipendenza) deve necessariamente mettere in pratica, e con urgenza, i punti redatti nel Manifesto, attuando quanto l’art. dello Statuto sardo consente e che recita: “… la Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”

In caso contrario si rende ufficialmente complice del “genocidio culturale” messo in atto dal “padrone” italiano che tiene le redini del controllo decretando che la nostra terra, più di tutte le altre visti i dati della dispersione (ma questo merita un altro articolo), debba essere “un volgo disperso”, una colonia da svuotare di energie, privare di radici, e quindi liberamente devastare.

Al Manifesto deve seguire pertanto, a breve, un’agenda di lavoro fatta di incontri, di ulteriori proposte, di attività che mettano alle strette questa inerte e passiva (ma attiva nell’essere complice) amministrazione della Sardegna, in modo da salvare almeno quel poco che resta dei nostri saperi, insieme ai pochi ma coraggiosi insegnanti che lavorano in trincea per difendere lingua e cultura, alle associazioni, agli intellettuali, ai sindaci, alle singole persone.

Non abbiamo molto tempo.

Vedi anche:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/04/02/dibattiamo-per-scrivere-il-manifesto-della-scuola-sarda-pro-salternativa-natzionale/

Anticolonialismu

Dibattiamo per scrivere il Manifesto della scuola sarda – Pro s’Alternativa Natzionale

Nella foto i relatori della conferenza

Sabato 1 aprile, a Oristano, alle ore 10,30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si è tenuta una conferenza stampa che ha visto impegnati tutti i movimenti che aderiscono all’area di sintesi politica Pro s’alternativa Natzionale, nella quale è stato presentato ai vari organi di stampa il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Il Manifesto “Pro s’iscola sarda” è articolato in una serie di punti che riassumono il cuore della proposta. L’obiettivo principale è quello di restituire la dignità identitaria alla scuola sarda, privata totalmente dell’insegnamento della storia e della lingua sarda, sottoposta a una progressiva italianizzazione della didattica. Viviamo una situazione dove gli studenti non si riconoscono più in quanto facenti parte a tutti gli effetti del popolo sardo e ne ignorano non solo la storia e la lingua, ma anche gli accadimenti sociali, economici e politici. Tale fenomeno si sta tristemente evolvendo nell’abbandono delle giovani risorse della propria terra, per trovare prospettive lavorative altrove. Per questo ed altri motivi è più che mai necessario che le realtà politiche indipendentiste, il complesso scolastico tutto e il popolo si adoperino affinché si possa dare una forte battuta d’arresto a un tale salasso. Sono previsti dal Manifesto corsi gratuiti che formino in prima istanza i docenti, l’istituzione di due corsi di laurea nelle Università sarde in Lingua e Letteratura sarda, una graduatoria natzionale che riguardi insegnanti bilingue che abbiano almeno il livello B1 in lingua sarda; istituzione di poli universitari autonomi sparsi per i vari territori della Sardegna, che esaltino le peculiarità del luogo e ne incrementino la crescita culturale  e socio-economica. Queste sono solo  alcune delle tante proposte che compongono il programma del progetto portato ufficialmente all’attenzione dei media. Pro s’alternativa Natzionale si dice aperta a confronti e dibattiti per una scrittura concertata con tutti i sardi e i movimenti del Manifesto “Pro s’Iscola sarda”.

Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu, ha introdotto la conferenza menzionando l’incontro tenutosi al Liceo Scientifico di Olbia, dove ricopre anche il ruolo di insegnante, il 31 marzo, in collaborazione con l’associazione “Storia Sarda nella scuola italiana”, dove si è appunto parlato di scuola sarda. Dice il portavoce: «A scuola si deve poter parlare di tutto, ovviamente rispettando i crismi della democrazia collegiale, della didattica e della pedagogia». Dopo questo incipit, Sabino ha proseguito nel suo discorso asserendo che: «La scuola non è un luogo politico ma abbiamo un fatto oggettivo: la scuola, in Sardegna, non è sarda ed è orientata a far andare i ragazzi fuori dall’isola. La scuola sarda, che appunto non è sarda, forma dei giovani che non sanno niente della storia del loro territorio, ma non solo in termini culturali, che già di per sé costituisce un fatto gravissimo, ma anche in ambito produttivo e della possibilità economica». È stato anche criticato aspramente dal portavoce del FIU, sia il progetto di alternanza scuola-lavoro, nome ridondante sulla carta, ma assolutamente privo di contenuti, che il progetto regionale “Iscola”, che: «di sardo ha soltanto il nome, perché questo progetto non prevede alcun utilizzo delle competenze per cui la regione ha investito risorse pubbliche nella scuola». Sabino ha concluso il suo intervento enunciando quelli che sono gli obiettivi del progetto: «Noi abbiamo proposto una serie di punti che siano preludio di un cambiamento di paradigma. Questo manifesto è una bozza, la nostra proposta ed è aperta a tutte le organizzazioni che ancora non hanno aderito alla Mesa Natzionale, agli intellettuali, ai docenti, agli studenti e alla società sarda tutta. Tali battaglie, si vincono creando massa».

Il secondo intervento è stato della coordinatrice di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, che in prima battuta ha aperto il suo discorso con una posizione di denuncia sull’iniqua situazione in cui verte la cultura sarda. Dice infatti la Zuncheddu: «L’identità ci è stata cancellata con la sepoltura della nostra storia. Oggi più che mai abbiamo bisogno di rispolverare e riproporre al popolo sardo, la necessità dell’istituzione di una scuola che si occupi, ad ampio raggio, di tutti i bisogni che ha una società con le sue peculiarità come quella sarda. Oggi, tra l’altro assistiamo alla tragedia della devastazione della scuola pubblica, causata dell’alternarsi dei governi di diverso tipo in Italia, per la quale anche la Sardegna ha avuto ripercussioni. Come conseguenza di tale condizione, si è registrato un arretramento di quaranta, cinquant’anni». Un impoverimento culturale e una mancanza di prospettive che, secondo la Zuncheddu, stanno portando al gravoso problema dello spopolamento dei territori. Bisognerebbe prendere maggior consapevolezza della propria identità, per avviare la risoluzione della questione. In particolare, la Zuncheddu tira le somme dicendo che: «Avvertiamo la necessità di arrivare a un’autodeterminazione e questo passa esclusivamente attraverso dei processi culturali che vedano la riappropriazione della nostra gente e della propria identità. Oggi noi possiamo fronteggiare la globalizzazione mondiale solo con le nostre diversità, valorizzandole come ricchezza e non come motivo di discriminazione. Quindi proponendo con forza l’istituzione della scuola sarda che formi i nostri giovani e li renda consci della propria storia e della propria cultura, vogliamo avviare un processo di riappropriazione delle nostre radici – conclude la coordinatrice – che portino ad un processo di avanzamento e non all’arretramento».

È intervenuto poi Gianfranco Sollai, presidente di Gentes, che in calce a quanto detto dai precedenti relatori, ha sostenuto: «l’importanza di conoscere la nostra storia, di studiare la nostra lingua, perché sapere chi siamo ci rende consci delle diversità che il popolo sardo ha nei confronti dell’Italia e, pertanto, abbiamo delle peculiarità che appartengono solo a noi. Mi chiedo – si è domandato Sollai – quale sia il problema esistenziale che abbiamo, perché ci sentiamo inferiori e addirittura, perché ci vergogniamo di parlare in sardo, la cui non conoscenza è ritenuta talvolta un vanto». La scuola, secondo il presidente di Gentes, dovrebbe essere il luogo di formazione della persona e ciò lo si potrà ottenere soltanto quando il nostro spirito identitario sarà messo sullo stesso piano degli altri, di modo che si possa avviare un confronto su “un piano di reciproca parità”. In definitiva, ha concluso Sollai: «Questo è il modo di far venire meno quegli ostacoli, perché possa crearsi lo sviluppo economico e sociale in Sardegna, come dalle altri parti. Dobbiamo imparare a confrontarci con gli altri, e questo ce lo devono garantire le istituzioni, la scuola per prima, perché essa, rimane il luogo di formazione per eccellenza, oltre alla famiglia e alla società stessa».

Sullo stesso filone è rimasto Bustianu Cumpostu, coordinatore di Sardigna Natzione, che ha anzitempo affermato: «In Sardegna, attualmente, non esiste il diritto allo studio. Come possiamo dire di avere diritto allo studio in Sardegna quando la scuola che penetra qui, lo fa per destrutturare la cultura sarda?». Secondo Cumpostu quindi, la scuola è attualmente un’istituzione senza scopo, senza didattica e diretta verso la completa assimilazione alla cultura italiana. Prosegue il coordinatore di Sardigna Natzione: «Una scuola questa, che ha impedito ai nostri ragazzi, di interpretare la realtà del popolo sardo tanto che, spesso, tendono a identificarsi non con le proprie radici, ma ad esempio con il popolo romano, che è stato un conquistatore. Ci vuole quindi una scuola che parli ad esempio dei Nuraghes e non del Colosseo. Per evitare ciò – ha riferito Cumpostu – c’è bisogno di una scuola che formi gli insegnanti, affinché siano in grado di affrontare l’esperienza dell’insegnamento della cultura sarda. Quello che noi proponiamo – in conclusione – è quello di considerare requisito formativo, la conoscenza della storia e della lingua sarda che, attualmente, sono totalmente ignorati. Nostra intenzione è rivoluzionare questo sistema, che al momento non ha nessun scopo didattico, ma di destrutturazione, ad opera della classe politica italiana».

In chiusura, sono intervenuti anche Sebastian Madau, presidente di ProgRèS, che ha voluto dare il suo contributo, in qualità di insegnante, presentando al pubblico presente il progetto che la sua scuola porterà a compimento il 28 aprile, durante la festa di “Sa die de sa Sardigna” e Gianluca Collu, segretario del medesimo partito. Dice infatti Madau: «In questa battaglia dobbiamo coinvolgere, oltre le forze politiche, anche i genitori. Il mio è un appello ai genitori che devono iscrivere i figli alle prime classi, a partire dalla scuola d’infanzia, dalla scuola primaria, perché c’è la possibilità di chiedere, come previsto dalla legge 482 e la 26 regionale, l’insegnamento in sardo. Insegno all’istituto comprensivo di Santu Lussurgiu e quest’anno, per la prima volta, il 28 aprile per “Sa die de sa Sardigna” la scuola rimarrà aperta, è stata una scelta del consiglio di istituto, quindi dirigente, insegnanti e genitori, perché ci siamo resi conto che dal ‘93, ossia l’anno di istituzione della festa, chiudere la scuola non ha portato a conoscerne bene la storia. Quindi questo è esperimento – conclude il presidente di ProgRèS – che vedrà l’apertura della scuola, in quel giorno, con le lezioni naturalmente indirizzate allo studio della storia della Sardegna e in particolare ai fatti di “Sa die”. Speriamo che questa esperienza sia contagiosa anche per altri istituti scolastici, perché crediamo che anche da questi piccoli gesti, possa partire una riappropriazione della nostra identità e della nostra storia».

L’intervento di Collu, fatto a sessione chiusa, è stato una sintesi di ciò che si è detto durante la conferenza stampa, e ha spiegato quali saranno i punti di forza della proposta: «La Sardegna registra livelli di abbandono scolastico tra i più alti in Europa, solo il 17% dei sardi raggiunge la laurea, ben lontani dall’obiettivo “Europa 2020”. Riteniamo che buona parte delle cause di tali problemi non siano imputabili alle scarse capacità dei nostri ragazzi, ma a un sistema formativo  che ha sistematicamente cancellato o mistificato gli elementi storici, culturali e linguistici della nostra nazione, in cui gli studenti sardi potevano riconoscersi e identificarsi in termini positivi. Per tali ragioni è fondamentale istituire una scuola sarda. Una scuola sarda che non si limiti semplicemente a insegnare la lingua o la storia dell’isola, ma che la didattica stessa sia impartita in lingua sarda».

Testo del Manifesto “Pro s’Iscola Sarda” al:
https://www.facebook.com/notes/pro-salternativa-natzionale/manifestu-pro-siscola-sarda/405747076453159

“Pro s’iscola sarda”: Pro s’Alternativa Natzionale

Locandina della conferenza stampa

Domani, sabato 1 aprile a Oristano, alle ore 10:30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si terrà una conferenza stampa congiunta dei movimenti che aderiscono allo spazio di sintesi politica Pro s’Alternativa Natzionale dove verrà presentato ai media il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Un documento condiviso per sostenere, uniti, la istituzione di una scuola sarda, che garantisca l’apprendimento e la conoscenza della nostra storia, della nostra lingua, della nostra cultura e delle condizioni sociali, economiche e politiche della nostra isola. Perché il compito principale della scuola pubblica, deve essere quello di formare i futuri cittadini della Sardegna come individui consapevoli e non come esseri alienati e sradicati dalla loro terra e dalle loro radici.

Alla conferenza stampa interverranno i rappresentanti delle organizzazioni politiche che aderiscono allo spazio politico Pro s’Alternativa Natzionale: Gianfranco Sollai (presidente di Gentes), Gianluca Collu (segretario di Progetu Repùblica de Sardigna), Cristiano Sabino (portavoce del Fronte Indipendentista Unidu), Bustianu Cumpostu (coordinatore di Sardigna Natzione), Claudia Zuncheddu (coordinatrice di Sardigna Libera).

 

L’interrogazione parlamentare non ferma “Sa die”

Locandina dell’evento

L’interrogazione non ferma “Sa die”: venerdì secondo appuntamento al liceo Mossa di Olbia.

Dopo la bufera sollevata dai senatori della Repubblica Italiana che ha investito il liceo scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia e il prof. Cristiano Sabino, proponente del progetto, è confermato il secondo incontro in calendario.
Venerdì  31 marzo dalle ore 10:20 alle ore 12:20 l’associazione di docenti sardi “Storia sarda nella scuola italiana” presenteranno i materiali didattici ai ragazzi e ai docenti con una lezione dialogata basata sull’interattività.

Storia sarda nella scuola italiana” porta l’insegnamento- come dice il nome stesso- della storia sarda nella scuola italiana, dalla quale è esclusa perché non presente nei programmi ministeriali. Molti docenti già lo fanno, servendosi di materiale proprio e non fruibile dai colleghi. I docenti dell’associazione preparano materiale standard utilizzabile da tutti gli insegnanti, riproducendo linguaggio, complessità di contenuti, grafica dei testi scolastici. La differenza, rispetto a questi, è che tale materiale tratta appunto la storia della Sardegna e dei sardi.

La squadra dell’associazione è al momento composta da:

  • Maurizio Onnis, autore di testi scolastici per Mondadori, Loescher, D’Anna;
  • Isabella Tore, maestra elementare;
  • Annarosa Corda, docente al biennio delle superiori;
  • Maurizio Casu, docente al triennio delle superiori;
  • Alessandra Garau, archeologa;
  • Andrea Ledda, ingegnere, al supporto tecnico.
  • Luca Becciu, grafico.

L’associazione, che sarà presente venerdì al Liceo Mossa, ha iniziato a lavorare nell’autunno 2014 ed è composta solo da volontari.

Il lavoro è svolto e distribuito gratuitamente anche sul sito https://lastoriasarda.com/

 

La lezione sulle basi a scuola diventa un virus

Nella foto Gianluca Corda

Il dibattito sull’occupazione militare nelle scuole rischia di diventare virale dopo la bufera abbattutasi sul Liceo Scientifico Lorenzo Mossa di Olbia e sul prof. Cristiano Sabino a causa dell’ormai celebre interrogazione parlamentare (urgente) da parte di alcuni senatori di Forza Italia in merito all’incontro promosso nella medesima scuola.

Ora il Dirigente Scolastico dell’Istituto Amsicora di Olbia-Oschiri Gianluca Corda, dichiara: “Nelle prossime settimane proporrò al Collegio docenti del mio istituto, l’organizzazione dello stesso convegno. Chiederò la disponibilità a parteciparvi agli stessi relatori: l’On. Scanu, il prof. Sabino e chi vorrà intervenire, con grande piacere, anche tra i rappresentanti dell’esercito. Un momento per ribadire la libertà delle scuole di organizzare momenti formativi su temi importanti per i nostri giovani, con la stessa serietà con la quale è stato fatto al “Mossa”. Un’occasione per riaffermare la contrarietà a strumentalizzazioni politiche come quella a cui abbiamo assistito in questi giorni. Sarebbe bello se lo facessero anche altri istituti, magari anche insieme, per la libertà e contro le strumentalizzazioni.”

Nei giorni scorsi il giovane Dirigente era intervenuto su La Nuova Sardegna in merito ai fatti dell’interrogazione parlamentare (qui) dicendo: “Qualcuno potrà dire che sono di parte, dopo aver studiato in questa scuola e averci insegnato per otto anni. Ma è proprio per questo, perché conosco la serietà, oltre che la competenza dell’amico Dirigente Scolastico e del Collegio dei docenti nel progettare e coordinare iniziative del genere, la serietà dei relatori, che ritengo infondata ogni critica.
Mi rammarica invece constatare che, spesso, le attività delle scuole di approfondimento di temi importanti per gli alunni, anziché essere valorizzate, sono oggetto di strumentale speculazione politica.”

Intanto diversi insegnanti annunciano sui social network che si stanno occupando di tenere lezioni sulla presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna.

Assisteremo ad una nuova interrogazione parlamentare che chiede il debellamento del virus “separatista” che si sta rapidamente diffondendo nelle scuole sarde?

La lotta NO BASI va alla lavagna

Una foto del convegno

Venerdì 17 marzo presso il liceo scientifico Lorenzo Mossa si è tenuto un affollato incontro con i ragazzi della scuola sul tema della presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna (qui).

Il Dirigente scolastico Luigi Antolini ha aperto i lavori sottolineando il carattere democratico della scuola e la necessità di portare i ragazzi «a dotarsi di tutti quegli strumenti utili per formarsi una propria opinione informata dei fatti e vivere così pienamente la propria cittadinanza in maniera attiva».

Il prof. Cristiano Sabino ha spiegato le ragioni del progetto ricordando che la scuola italiana in Sardegna non è purtroppo ancora attrezzata sul piano dello studio e della conoscenza della realtà relativa alla Sardegna e che «troppo spesso formiamo ragazzi e ragazze che vedono la loro terra come qualcosa di marginale, non interessante, lontano dal loro orizzonte culturale e di vita».

La prima relazione è stata curata da Enrico Puddu, giovane attivista del comitato sardo “A Foras” che, facendo scorrere delle slides, ha snocciolato i numeri di quella che egli stesso ha definito «occupazione militare»: più del 60% del demanio militare si trova in Sardegna e i tre più importanti poligoni di tiro di tutta Europa. Molto clamore ha suscitato l’esempio del poligono di Teulada, diviso in quattro settori, di cui uno chiamato zona “delta”, o anche “zona morta”, cioè un territorio reso inquinatissimo e pericoloso da decenni di bombardamenti a tappeto. Puddu ha insistito anche sui luoghi comuni pro-basi riportando alcuni dati che fanno pensare che le ricadute per le popolazioni che vivono in prossimità dei poligoni non siano poi così positive perché nei paesi limitrofi è elevatissimo il tasso di disoccupazione e di spopolamento. Ad Arbus i disoccupati sono il 32%, a Teulada il 20%, medie comunque al di sopra della media regionale. Sempre Teulada poi, dal 1961 ad oggi, ha perso ben il 41% degli abitanti. Insomma, dati tutt’altro che confortanti!

Puddu ha poi parlato del problema legato alla salute e all’inquinamento citando anche la mancanza del registro sardo dei tumori.

È poi intervenuto l’avvocato Gianfranco Sollai, parte civile al processo di Quirra, che ha ringraziato l’attività di comitati, indipendentisti e pacifisti che negli anni hanno focalizzato l’attenzione sul tema, permettendo che si aprisse l’inchiesta della Procura. Sollai ha letto il capo di imputazione contro i comandanti che si sono avvicendati alla guida del Poligono negli ultimi anni: «per aver cagionato un persistente e gravo disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute di decine di migliaia di animali, di decine di pastori, del personale della base e di numerosi cittadini». Sollai ha poi parlato della relazione della ASL di Lanusei che ha accertato un numero altissimo di malformazioni degli animali di allevamento e che il 65% dei pastori frequentanti il poligono è deceduto per linfomi e tumori a causa del torio radioattivo il quale è capace di modificare il DNA. La stessa relazione rileva negli animali da allevamento tassi importanti di torio, uranio e piombo.

L’ultimo intervento è stato quello dell’on. Giampiero Scanu, della commissione sull’uranio impoverito. Scanu ha rimarcato la necessità di fare chiarezza su cosa si spara nei poligoni e anche su chi frequenta gli stessi per addestrarsi o sperimentare, cioè sulla tracciabilità di tutto ciò che vi accade all’interno. A proposito della zona “delta” del poligono di Teulada ha raccontato la sua esperienza da parlamentare in visita al poligono: «chiesi di visitare la penisola interdetta, la famosa zona delta, ma il comandante disse che era impossibile perché perfino i gabbiani avrebbero avuto problemi a posarsi su una zona morta per sempre. Com’è possibile» – ha concluso Scanu – «che in un paese civile e democratico si possa accettare che anche una sola zolla di terra sia “morta e interdetta per sempre”?».