Per un indipendentismo non marginale e non subalterno

Intervistiamo Adriano Sollai, volto storico dell’indipendentismo di sinistra, avvocato, già fondatore dell’ormai sciolta organizzazione della sinistra indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia, oggi attivista di ProgReS e candidato con Sardi Liberi

 

  • Sei uno dei fondatori di A Manca pro s’Indipendentzia. Perché hai deciso di candidarti con la lista capeggiata da Mauro Pili?

Sardi Liberi rappresenta una convergenza natzionale tra diverse soggettività politiche indipendentiste, sardiste e autonomiste che non ha né capi né leaders indiscussi. Mauro Pili ha messo a disposizione la sua esperienza e le sue capacità per rappresentare, in veste di candidato presidente, questo progetto. Nel mio lungo percorso di militanza indipendentista ho sempre lavorato per la crescita del movimento di liberazione natzionale, questa è una decisiva occasione per dare slancio all’indipendentismo che non vuole essere subalterno e marginale.

  • Alle scorse elezioni regionali i soggetti alternativi ai partiti italiani erano due (Fronte Indipendentista e Sardegna Possibile). Ora sono tre, quattro se contiamo anche la sinistra alternativa al PD. Come consideri questo scenario?

In Sardigna si va delineando un bipolarismo tra partiti natzionali e partiti unionisti. Il centro sinistra e il centro destra italiani sono due facce della stessa medaglia; i cinque stelle stentano pure a declinare un discorso vagamente autonomista. Questo bipolarismo, sul solco dell’esperienza delle altre nazioni senza Stato d’Europa, sfocerà in una inevitabile conflittualità tra gli interessi dei sardi e quelli dello stato italiano, in questa fase storica inconciliabili. Auspico che tutti i soggetti natzionali possano crescere, strutturarsi e sconfiggere i partiti italiani e italianisti che in Sardigna rappresentano i referenti del colonialismo italiano.

  • Ci puoi dire tre priorità che da consigliere regionale deciderai di affrontare?

Da indipendentista lavorerò solo ed esclusivamente per il bene e nell’interesse della mia natzione. Dobbiamo mettere le basi per la costruzione della Repubblica di Sardigna che passa attraverso la consapevolezza di essere natzione, assumerò quindi tutte le iniziative che possano contribuire a far uscire dal ghetto della marginalità la nostra lingua, la nostra storia e la nostra cultura. Battaglierò per la chiusura dei poligoni militari italiani sul nostro territorio, la cui  presenza impedisce qualsiasi  sviluppo economico della Sardigna. L’occupazione militare è la madre di tutti i nostri problemi presenti e futuri, sino a quando continueremo ad essere terra di esercitazioni per la Nato non potremmo mai affermare nessuna sovranità sul nostra terra.

Infine, bisognerà intervenire sulla legge elettorale sarda fatta ad arte per escludere dalla rappresentanza le organizzazioni indipendentiste. Questa legge con la quale andiamo a votare è il frutto di un accordo trasversale dei partiti unionisti che così pensano di poter evitare qualsiasi forma di opposizione istituzionale da parte dei partiti natzionali.

  • In questi giorni il mondo dei pastori è nuovamente in fermento per il solito problema: il prezzo del latte. Molti criticano le loro forme di lotta. Il tuo parere?

Ho sempre partecipato a tutte le iniziative di protesta dei pastori, il mio atteggiamento è stato quello di ascoltare e di condividere le loro lotte. Ho tanti amici pastori e conosco la fatica del loro lavoro, la loro dedizione, il loro spirito di rinuncia. Non è più tollerabile che il prodotto del loro lavoro non venga pagato neppure il tanto per far fronte alle spese per mantenere il gregge, mentre altri si arricchiscono sulle loro spalle. Devono ribellarsi e noi ci saremo, spero che anche loro finalmente possano avere dei referenti politici che davvero stiano dalla loro parte e che siano capaci di mettere in campo tutte le iniziative politiche e legislative per garantire a questo fondamentale settore economico la prosperità che gli spetta e di cui si avvantaggerà tutto il nostro popolo.